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Sito archeologico di Segesta (TP): spazzatura, incuria e vergognosa gestione

Avete mai visitato l'area archeologica di Segesta? No? Peccato, perché vale la pena andare a vederla. Si tratta di qualcosa di eccezionale, la cui visita si incentra su un tempio dalle caratteristiche attiche del V secolo a.C. e su un teatro, anch'esso dalle infulenze greche, del IV secolo a.C. Segesta fu una delle più importanti e occidentali città ellenizzate della Sicilia, di praticamente certa origine elima, in storico contrasto con un'altra importantissima colonia come Selinunte. Inoltre, e non è secondario, il sito comprende anche l'agorà della città, adoperata anche in periodo romano, e ritrovamenti che risalgono ai periodi arabo, normanno e svevo, strutture, queste ultime, successivamente abbandonate.
Ma non è di storia che si intende parlare in questa sede, perché oltre alla straordinarietà del sito, alla sua storia e ai suoi reperti, qualcos'altro attrae l'attenzione del visitatore. Quasi in maniera incredula e con un profondo senso di vergogna (questo, almeno, è stato provato da chi scrive), ci si accorge immediatamente delle modalità di mantenimento e gestione di un sito tanto importante, che non raggiungono nemmeno lontanamente la sufficienza. Anzi! Un'area ristoro immersa in rifiuti di ogni tipo, invasa da api che si avventano sulle bevande zuccherate dei turisti; cestini per la spazzatura ricolmi e traboccanti; totale assenza di accessibilità per diversamente abili, e quindi assoluta estraneità ai moderni macchinari che permetterebbero anche ad ospiti con problemi di deambulazione di godere delle meraviglie del luogo; personale maleducato, scontroso, per nulla disponibile. Tutto ciò contribuisce ineluttabilmente a creare un processo di marginalizzazione del sito e con esso delle aree abitate circostanti, su cui la fruizione turistica di luoghi come Segesta si poggia in maniera vitale. Com'è dunque possibile accettare che il settore turistico siciliano abbia ancora a che fare con simili nette contraddizioni tra una bellezza mozzafiato e un'incuria menefreghista di questo tipo, ancor oggi, in un ormai XXI secolo inoltrato? Nonostante l'evidenza del contrasto bellezza-degrado, per la verità riscontrabile in numerosissimi altri àmbiti siciliani, ben pochi o addirittura nessun provvedimento viene preso, da parte delle autorità competenti, al fine di investire su una efficace fruibilità che porterebbe inevitabilmente ad un ritorno economico e di immagine per nulla indifferente. Pare invece si stia facendo di tutto per far fuggire quei pochi turisti rimasti, il cui flusso è già indebolito dalla fin troppo nota e critica situazione economica. Consapevoli che anche degli investimenti pubblici nei confronti di simili luoghi debbano necessariamente fare i conti con la crisi contemporanea, ci si domanda se sia indispensabile aggiungere anche la maleducazione e l'indisponenza del personale per completare il quadro del degrado di stupefacenti luoghi come Segesta e come, purtroppo, molti altri.

BIBLIOGRAFIA

Tusa S., Mammina G., Segesta, pieghevole informativo a cura dell'Assessorato Regionale ai BB.CC.AA., Palermo, 2002

Pubblicato il 23/8/2012 alle 10.36 nella rubrica Diario.

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