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Il tricolore costituzionale rivoluzionario del 1848 - Ecco quale 'unità' immaginavano i siciliani

I colori verde, bianco e rosso entrano nella storia siciliana insieme agli ideali rivoluzionari che hanno già avuto fortuna in Francia alla fine del XVIII secolo. «Nell'Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti [adottano] quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790» e simboleggianti i tre capisaldi rivoluzionari di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, oltre a costituire uno dei simboli adoperati dalla massoneria francese e, con la sostituzione del colore verde, anche cispadana e antipapalina .
I valori costituzionali portati dal Tricolore, dunque, si diffondono e tendono a radicarsi anche tra gli Stati italiani e in Sicilia: proprio nell’Isola, il 12 gennaio 1848, a Palermo, ha inizio quella rivoluzione che viene istituzionalmente riconosciuta come la prima del ‘Risorgimento italiano’, di cui le fonti parlano come di ‘natura popolare’, data la divulgazione di manifesti e volantini di avviso già tre giorni prima dell’inizio degli atti rivoluzionari veri e propri . Dopo Palermo, la prima ad insorgere fu Agrigento; seguirono poi Trapani, Catania e Caltanissetta, e dovunque si sparse sangue per la resistenza che gli insorti trovarono nelle truppe regie borboniche. Elpidio Micciarelli, avvocato, scrive nel marzo di quell’anno: «Per la insurrezione siciliana il regno napolitano ebbe ai 29 Gennaio la costituzione, ebbela il Piemonte l’8 Febbraio, il Toscano Granducato il 17 Febbraio e il 14 Marzo lo Stato del Papa» , per cui è indubbio che la rivoluzione isolana del ’48 sia riuscita a scuotere l’intera situazione politica italiana. Ottenuta la ritirata delle milizie regolari, il governo rivoluzionario siciliano vede salire al vertice politico Ruggero Settimo, «nato da’ principi di Fitalia in Palermo» , il quale porge la Corona di Sicilia al principe Alberto Amedeo di Savoia che, rifiutando l’offerta, sarebbe salito al trono con il titolo di Alberto Amedeo I di Sicilia .
L’obiettivo rivoluzionario di questo anno è senza dubbio l’indipendenza politica siciliana dal regno dei Borbone di Napoli: il nuovo governo, che vede vacante la carica regia ma che può contare su Settimo come Presidente del Regno, non disdegna l’idea «di una possibile adesione futura della Sicilia a un’auspicata Lega Italica; e questa era un’idea sulla quale, in verità, già nel 1835, come ricorda [...] Michele Amari nella prefazione del 1886 alla ‘Guerra del Vespro’ e anche il Gentile in quella sua infelice opera intitolata ‘Il tramonto della cultura siciliana’, l’attento e sagace genio di Domenico Scinà aveva espresso il suo giudizio negativo e premonitore, definendola ‘l’isterìa italica’. L’idea però [...] era anch’essa funzionale alla difesa degl’interessi storici dei Siciliani» . In questi anni di fronte comune degli Stati italiani nel pretendere l’entrata in vigore di una costituzione, «l’ipotesi di un patto federativo [...] non [può] essere scartata secondo ragione, e questo [è] il motivo più intrinseco e pratico per cui [comincia] ad essere condivisa sia da monarchici che da repubblicani, democratici, moderati e conservatori. Infatti il 20 gennaio 1848 [...] lo stesso comitato generale dell’insurrezione [esprime] il voto [...] di voler associare il destino della Nazione in un vincolo federativo perenne con gli altri Stati italiani» , pur restando ferma la piena indipendenza siciliana, come conferma l’Art. 2 della Costituzione Siciliana del 1848: «La Sicilia sarà sempre Stato indipendente. Il Re dei siciliani non potrà regnare o governare su verun altro paese. Ciò avvenendo sarà decaduto ‘ipso facto’. La sola accettazione di un altro principato o governo lo farà anche incorrere ‘ipso facto’ nella decadenza» . Viene dunque confermata la tradizione statuale siciliana – iniziata con i Normanni e ribadita con la guerra del Vespro – e in nome del costituzionalismo e della solidarietà con gli altri Stati italiani il governo siciliano adotta come bandiera il Tricolore, al cui interno, al centro della banda bianca, viene posta ancora una volta il triskelés siciliano. Lo stesso fanno gli altri Stati che riescono ad ottenere la carta costituzionale, inserendo nel drappo tricolore il relativo simbolo territoriale – come per il Leone di San Marco per la Repubblica Veneta, lo stemma dei Borbone per Napoli o il simbolo granducale per la Toscana.
L’illusione di una più duratura indipendenza siciliana svanisce quando le truppe borboniche riescono con la forza a riprendere il controllo dell'isola, appena sedici mesi dopo la ricostituzione del Regno di Sicilia, ovvero il 15 maggio 1849.



BIBLIOGRAFIA:

Micciarelli E., "Ruggero Settimo e la Sicilia", Edizioni 'Italia', 1848, Palermo

Orlando D., "Commentario storico sulla Costituzione Siciliana", Stamperia e Libreria di Antonio Muratori, 1848, Palermo

Perez F., "Funerali di Ruggero Settimo", a cura del Municipio di Palermo, 1863, Palermo

Turco N., "L'essenza della Questione Siciliana. Storia e diritto 1812-1983", CSSSS, 1983, Catania

http://cronologia.leonardo.it/storia/a1848l.htm

http://www.quirinale.it/qrnw/statico/simboli/tricolore/tricolore.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_indipendentista_siciliana_del_1848

http://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Settimo


Pubblicato il 11/5/2010 alle 23.27 nella rubrica Storia.

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