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... e mi scopro 'razzista'..: il 'tàscio' palermitano

Nulla vuole avere di scientifico il mio intervento... e ci mancherebbe se fosse il contrario. Si tratta solo di uno sfogo, di un grido che viene soffocato sul nascere da condizioni di vita che sono ormai giunte al limite della sopportazione, da parte mia.

Non lo avrei mai creduto possibile, eppure ho solo da poche ore scoperto di essere intollerante e di nutrire una forte ostilità, che pesa come un macigno sullo stomaco. Mi scopro 'razzista', anche se di 'razze' non si parla (e non se ne potrebbe parlare a prescindere, dato che geneticamente non esistono 'razze' umane). 'Classista' potrebbe forse essere la parola più opportuna. Sì, perché non è un'etnia, una popolazione determinata ad essere l'oggetto del mio risentimento, non sono gli africani, i rumeni o i cinesi nel mirino del mio sdegno... Le persone di cui parlo sono i cosiddetti 'tasci', la classe forse più bassa e, da parte mia, detestabile che possa esistere a Palermo e in altre grandi città siciliane: una vera piaga sociale che, prodotto diretto di quel sistema sociale che li relega in condizioni di sudditanza nei confronti della mafia (della quale costituiscono i 'pesci piccolissimi') ha letteralmente invaso i grandi centri siciliani, oggi ben più di ieri.
Chi è il 'tàscio'? Lo si riconosce subito da come, il più delle volte, si mostra all'osservatore: capelli piastrati lunghi o medio-lunghi, raramente corti; cappellino con visiera all'americana di molte misure più piccolo della testa, così da apparire più alto del contorno del cranio; jeans a vita bassa; scarpe sportive spesso voluminose; giubbotto bomber o magliettina aderente o addirittura di misura più piccola. Camminano sempre in branco, poiché da soli sono deboli. Si fanno beffe dei passanti e di chi suscita particolarmente la loro attenzione, con insulti immotivati e gesti volgari: guai a rispondere alle provocazioni, perché si giungerebbe allo scontro fisico senza possibilità di rendersi prima conto di ciò che sta accadendo. Si divertono con poco: disturbano le persone sugli autobus con musica napoletana a tutto volume azionata dai propri telefoni cellulari d'ultima generazione; se posseggono un'auto, questa il più delle volte deve essere potenziata con marmitte ultrarumorose e dalla gran produzione di fumo di scarico, oltre che possedere uno stereo con casse-altoparlanti di numerosi watt, così da far tremare addirittura i vetri delle abitazioni vicine con musica da discoteca o napoletana; l'auto, inoltre, deve possedere degli elementi estetici particolari, come alettoni, un assetto ribassato e adesivi da auto da rally, e all'interno (ma anche all'esterno, come sotto l'auto) posizionare dei neon viola.
Volete vederne un po' all'azione? Bene: piazza Castelnuovo (al 'tempietto' del Politeama di Palermo), il sabato pomeriggio, è il posto che fa per voi. Armatevi di santa pazienza e della consapevolezza che potreste incappare in insulti o provocazioni, o addirittura in scontri fisici. Anche piazza Giotto, il venerdì sera, è un buon ricettacolo di gente del genere.

Fin qui si è ironizzato molto sulla questione, giocando un po' con dei luoghi comuni. Eppure non si possono che notare delle differenze davvero rilevanti tra l'oggi ed il periodo che arriva a solo pochi anni addietro. Luoghi del centro di Palermo che erano fulcri di raccolta per studenti, musicisti e ragazzi medio-borghesi, oggi sono stracolmi di persone che non appartengono a quella stessa fascia sociale, ma a quella che spesso proprio i medio-borghesi definiscono dei 'tasci'. Via Candelai, fino a circa quattro-cinque anni or sono, era davvero un luogo di ritrovo culturalmente degno di nota, con diversi locali che proponevano musica dal vivo e che accoglievano per lo più studenti universitari; idem per la zona dell'Olivella (che, forse, oggi ha mantenuto di più, rispetto alla via Candelai, la connotazione del passato). Accennavo pocansi a piazza Castelnuovo: alcuni anni fa era il luogo pomeridiano di ritrovo degli studenti delle scuole superiori, punks e 'metallari'; oggi, forse, lo è ancora, ma non più prettamente e non più di una fascia sociale media: è davvero rischioso avventurarsi da soli tra i vialetti del 'tempietto' Liberty. Proprio ieri (sabato 10 aprile 2010), sembrava di essere in un ricettacolo di 'Amici di Maria De Filippi', del 'Grande Fratello', o di 'Uomini e Donne' o di sostenitori dei Tokyo Hotel, in una folla di ragazzi completamente lobotomizzati da ciò che viene loro proposto come socialmente emancipante. Un ragazzo, appoggiato da altri del branco, si è addirittura permesso di urlare "La mafia è grande! La mafia è giusta!", con postazioni di polizia a pochi metri rimaste del tutto indifferenti. E' di questi giovani che proprio la mafia si serve come fossero i propri 'arti', mentre la 'mente' di tutto, che deliberatamente condiziona il modo di vivere di tali masse di popolazione, si trova fisicamente da tutt'altra parte ed in maniera impunita.
Palermo (e forse anche altre città siciliane) sta ormai prendendo tali connotazioni in maniera sempre più estesa e senza dubbio in maniera più evidente rispetto a solo poco tempo fa. Chi ha un'istruzione ed appartiene ad una determinata fascia sociale emigra, spesso convinto che nulla possa essere cambiato, lasciando sempre più spazio a chi proviene dai bassifondi sociali costruiti e mantenuti tali ad arte da chi vuole che le cose vadano come vanno.


Pubblicato il 11/4/2010 alle 11.33 nella rubrica Diario.

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