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Il Fascio Littorio: cos'era in realtà?

Nella Roma antica, il Fascio non era il simbolo del mero potere romano, ma della giustizia punitiva di Roma. Il Fascio è composto da una serie di bastoni o verghe ed un'ascia: le verghe servivano per la tortura, per la fustigazione solo raramente fino alla morte del condannato, anche se, tuttavia, non vi era una limitazione legislativa sul numero di colpi, ma le ferite e i trumi riportati avrebbero aperto la strada ad ogni tipo d'infezione, emorraggie e ad uno shock che avrebbero comunque potuto portare alla morte del condannato dopo breve tempo; l'ascia serviva per la decapitazione. La condanna era attuata dai lictores, che accompagnavano i magistrati in ogni loro funzione e movimento pubblico. Nell'ordinamento militare, la battitura con verghe, fino alla morte, apparteneva alle punizioni militari più gravi, di cui parlano in maniera suggestiva autori come Plauto, Tacito, Prudenzio, Giuseppe Flavio, Eustazio, Apuleio, Stratonico, Tito Livio e Cicerone. La fustigazione era, comunque, considerata cosa lieve in confronto a ben più tremende torture con strumenti come il flagrum (con il quale fu fustigato Cristo, secondo le Scritture), il flagrum taxillatum, il plumbrum o il plumbata.
La punizione tramite questo tipo di torture restò in vigore (seppur in maniera sempre meno frequente) fino al V secolo d.C., sotto l'Imperatore Teodosio II.

Pubblicato il 13/8/2007 alle 21.22 nella rubrica Storia.

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