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Diario


19 luglio 2012

Sant'Euro surclassa i patroni

Sembra sia tornata alla ribalta - la proposta fu infatti messa sul tavolo dei provvedimenti da adottare anche dal governo Berlusconi -  l'idea secondo la quale le feste patronali cittadine debbano cedere il passo alla necessità di accrescimento del PIL (Prodotto Interno Lordo) italiano, così da favorire la crescita economica del Paese. I festeggiamenti verrebbero così spostati alla rispettiva domenica successiva, lasciando la settimana interamente 'libera' per poter lavorare e produrre, vendere, comprare, spendere, far girare denaro. Il denaro... Già: questa illustre invenzione, ideata dall'uomo perché costituisse un utile mezzo per gli scambi tra individui, per soddisfare una determinata necessità di chi non possiede qualcosa di cui ha bisogno.
Dimentichiamo il denaro come mezzo, come veicolo per ottenere qualcosa che occorre per vivere; dimentichiamo il denaro che non possiede valore intrinseco ma solo corrispondente a qualcosa che ha valore e che è ben conservato altrove. Togliamoci queste idee dalla testa: il concetto di 'denaro' si è ormai rivoluzionato, capovolto, 'fondamentalizzato', per usare un forzato neologismo: il denaro adesso è il fine, non il mezzo. Il denaro è ciò su cui la stessa struttura sociale deve basarsi, su cui devono basarsi i rapporti umani. Non solo: esso deve venire prima di tutto, prima di ogni altra priorità sociale e individuale, prima dell'amore, prima della pace, prima della religione, prima di una divinità da adorare e a cui affidarsi. Il denaro è dio.
Pare sia proprio questo il ragionamento che sembra aver fatto impazzire tutti coloro che si trovano ai governi di questa singolare unione di ex nazioni europee, allo stesso modo di quanto è avvenuto negli USA e praticamente in tutto il mondo. Anche Mario Monti, evidentemente, la pensa così: a che servirebbero inutili giorni di chiusura e ferie, quando si può produrre denaro non per vivere ma per pagare un debito pubblico che la gente non sa nemmeno quando avrebbe contratto..? Non contiamo, naturalmente, che la domenica i negozi sono già abitualmente aperti, e da diverso tempo. Ma questo non basta: occorre più tempo per lavorare (dove si può ancora parlare di lavoro, naturalmente) e far circolare moneta. Ci si domanda quale potrebbe essere il passo successivo a quest'ultimo, se non l'allungamento delle ore giornaliere da 24 a 30, magari chiedendo al sole di rallentare un po' la sua corsa in cielo per avere a disposizione più ore per adèmpiere le nostre mansioni di schiavi, di muli da soma. Il consumismo sfrenato vuole il nostro sangue, e lo vuole fino all'ultima goccia.
Viene dunque toccata anche la dimensione sacrale umana da una crisi che non ha voluto la popolazione, per la quale vengono di mese in mese presi dei provvedimenti che promettono, l'uno dopo l'altro, che così facendo la situazione catastrofica in cui annaspiamo potrà stabilizzarsi, tradendo puntualmente la parola data. E noi cittadini? Ci lasciamo costantemente ingannare, promessa dopo promessa, e ci illudiamo che finalmente possa giungere quella che venga mantenuta. Siamo in balìa del vento e dei diktat dell'Euro e non reagiamo: non ne abbiamo la forza né la voglia. Ma, dopotutto, se solo il 20% dei siciliani si dichiara religioso e assiduo frequentatore di chiese (Leo A., Due siciliani su 10 vanno a messa la domenica, in "Quotidiano di Sicilia" del 30 giugno 2012, p. 23), e se in centri importanti come Agrigento viene sospesa l'almeno una volta sentitissima festa patronale di San Calogero per una partita di calcio (http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/07/01/news/agrigento_c_l_italia_in_finale_e_la_processione_si_interrompe-38326216/), allora non possiamo che prendere atto che il credo religioso sia ormai diventato anch'esso oggeto di consumo, di corollario marginale del quotidiano come lo sono molti altri, di folklorismo utile solo a dare una debole mano ad un turismo anch'esso complessivamente in agonìa, dato che se questo portasse realmente dei guadagni probabilmente non sussisterebbe il problema dello spostamento di simili manifestazioni popolari, o apparentemente popolari, come avrebbe intenzione di attuare il Governo Monti.
Adattiamoci, dunque, e veneriamo San'Euro, unica nostra ragione di vita, unico sprone per tornare a rialzarci dal letto la mattina. Inchiniamoci a lui, unico signore delle nostre stupide vite: rendiamo a lui culto nei templi che sono i centri commerciali che ormai sorgono come funghi nelle nostre città, mentre le chiese chiudono una dopo l'altra e vengono, se non abbandonate, adoperate come semplici musei di qualcosa che ormai richiami solo ad un passato sfocato e strumentalizzato. Diamo a Sant'Euro tutta la nostra esistenza: ci accorgeremo presto, purtroppo, di aver sbagliato tutto.






permalink | inviato da Laurentius il 19/7/2012 alle 22:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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