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	<title>Laurentius</title>
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		Il blog di Lorenzo Mercurio
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        <title type="html"><![CDATA[La Notte dei Musei anche a Palermo... ma pochi lo sanno]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify">     <font size="3">Anche Palermo parteciperà all’edizione 2012 della Notte dei Musei, in programma il prossimo sabato 19 maggio. Oltre 3.000 musei in tutta Europa rimarranno aperti nelle ore notturne, così da mostrare le meraviglie in essi contenuti, solitamente ammirabili a pagamento e durante le ore diurne, con la fascinosa cornice delle ore finali della giornata. L’ingresso totalmente gratuito.    <br>     Peccato davvero che ben pochi, in rete o tramite altri <em>media</em>, abbiano divulgato più di tanto la notizia, specialmente in merito ai musei siciliani in genere – per averne la prova basta fare una semplice ricerca su Google. Per quanto riguarda Palermo, solo dal sito ufficiale dell’evento apprendiamo che i luoghi aperti e visitabili fino alla mezzanotte di sabato saranno probabilmente in un numero inferiore rispetto a quelli che avrebbero di certo meritato di essere allo stesso modo inseriti tra i partecipanti. L’elenco preso in visione non è però completo poiché, a causa delle numerose adesioni pervenute all’ultimo momento in tutta Italia, l’organizzazione ha reputato necessario chiedere ai ‘ritardatari’ di far presente la propria partecipazione sulla pagina Facebook ufficiale della Notte dei Musei o su Twitter.<br>     Nel Capoluogo siciliano saranno però certamente visitabili i seguenti luoghi:<br>•	<font color="#ff0000"><strong>Archivio Storico Comunale di Palermo</strong></font> (via Maqueda 157);<br>•	<strong><font color="#ff0000">Casa Merlo</font></strong> (galleria di ceramiche artistiche siciliane) (c.so Vitt. Emanuele 231);<br>•	<font color="#ff0000"><strong>Centro d’Arte Piana dei Colli di Villa Alliata Cardillo</strong></font> (via Faraone 2);<br>•	<font color="#ff0000"><strong>Museo di Zoologia P. Doderlein</strong></font> (via Archirafi 16);<br>•	<font color="#ff0000"><strong>Chiesa di Sant’Aniano</strong></font> (Via Gesù e Maria al Papireto 8);<br>•	<font color="#ff0000"><strong>Museo di Mineralogia</strong></font> (via Archirafi 36).<br>     Grazie a un relativo comunicato ufficiale, sappiamo per certo che parteciperà all’evento anche il <font color="#ff0000"><strong>Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino</strong></font> (via Butera 1).<br>     Speriamo vivamente che riescano ad aderire anche altre strutture palermitane, come il Museo Archeologico Regionale Salinas, la Galleria d’Arte Moderna, il Palazzo Abatellis, lo Steri o alcune delle splendide chiese cittadine, talvolta ignorate perfino da chi vi abita a due passi.<br></font></div><br><br>          <div align="center"><img src="http://www.lanottedeimusei.it/wp-content/themes/notte-magaz/images/misc/logo.png"></div>  
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        <published>2012-05-16T14:09:00Z</published>
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              Laurentius
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        <title type="html"><![CDATA[Minosse e la 'Gurfa' di Alia (PA): il fascino della scoperta]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify">     <font size="3">L’eccezionalità di un sito nel cuore della Sicilia sicana sta sempre più attirando l’attenzione di studiosi e appassionati dell’<em>antico</em>. Uno di questi, studioso e appassionato insieme, è l’architetto e professore di storia dell’arte Carmelo Montagna, che si è dedicato e continua a dedicarsi all’analisi della cosiddetta <em>Gurfa</em> di Alia, un sistema di camere più o meno ampie scavate in quell’arenaria che caratterizza l’intero paesaggio quest’area  della provincia di Palermo.<br>     Fino a tempi recenti, in molti hanno ipotizzato si trattasse di rifugi trogloditici dell’Età del Bronzo siciliana, adoperati successivamente come stalle e ricovero di animali. Il termine <em>gurfa</em> indica principalmente uno spazio chiuso da pareti e soffitto roccioso, naturale o scavato artificialmente, come una grotta, una spelonca. Gli spazi della struttura presente ad Alia sono sicuramente artificiali, ma non solo: si tratta di qualcosa di grandioso, di insolito, accostabile ad altre grandi scoperte di analoghe strutture a Micene (il cosiddetto <em>Tesoro di Atreo</em>, individuato come la tomba di Agamennone) o a Orchomenos (il leggendario <em>Tesoro di Minyas</em>). Ciò lascia ipotizzare che quello siciliano sia un vero e proprio mausoleo costruito per una personalità tra le più importanti del Mediterraneo, di fattura addirittura precedente all’edificazione delle analoghe strutture citate di Micene e Orchomenos. Si parla infatti sì del Secondo Millennio a.C., ma con più probabilità del XVII secolo a.C. circa, periodo anteriore di circa 200-300 anni alla datazione effettuata per il <em>Tesoro di Atreo</em> o quello di <em>Minyas</em>, dato che l’influenza architettonica sembra poter essere accostata a quella minoica, la cui civiltà generatrice trovò la sua rovina con l’esplosione del vulcano Thera-Santorini, attorno al 1613 a.C.<br>     Chi potrebbe essere stata la personalità lì sepolta? Nella <em>Saga di Minosse</em> ricostruita sui racconti di Erodoto e Diodoro Siculo si parla della fuga di Dedalo dal labirinto di Cnosso a causa dell’ira del re, dato che lo stesso Dedalo avrebbe favorito il rapporto amoroso tra la regina Pasifae e il Minotauro. Si narra che Il famoso architetto sarebbe così fuggito dalla corte di Minosse verso quella di  Kokalos, re dei Sicani. Il re cretese, nell’intenzione di catturare Dedalo, lo avrebbe seguito fino in Sicilia, dove trovò la morte in un attentato durante un bagno. Le fonti parlano di sontuose cerimonie funebri e di una sepoltura straordinaria costruita proprio da Dedalo, degna di una personalità del calibro di quella del re di Cnosso, successivamente distrutta e depredata solo nel 480 a.C. circa da Terone, tiranno di Agrigento, forse per finanziare la guerra ad Himera e costruire i templi agrigentini.<br>     Andando alla disposizione delle camere della <em>Gurfa</em>, esse si presentano collocate su due piani principali: quello superiore è stato individuato come uno spazio sacrale di fruizione pubblica, ovvero un tempio-santuario dedicato alla dèa Afrodite; il piano inferiore era occupato dalla camera funeraria vera e propria, con una stanza più piccola comunicante con il piano superiore tramite un cunicolo verticale (che serviva probabilmente per i riti iniziatici della <em>Catabasi</em>, riguardanti culti oracolari aventi a che fare con una discesa simbolica nel regno dei morti), e la cosiddetta <em>tholos</em>, un ampio spazio sormontato da una grande volta oculata, predisposta a far entrare un fascio di luce solare o lunare che, in determinati periodi annuali o addirittura diciottennali, avrebbe illuminato determinati punti della camera. È possibile osservare una volta con oculo anche a Roma, presso il Pantheon, che sorge dove Romolo sarebbe asceso al cielo, oltre che presso gli stessi <em>Tesoro di Atreo</em> e di <em>Minyas</em> o, secondo gli scritti omerici, nella sepoltura del compagno di Ulisse, Diomede (presso le isole Tremiti) o ancora dove il cretese Merione avrebbe portato e conservato le venerate armi di Ulisse (presso il santuario sicano delle <em>Madri di Engyon</em>). Sembra esservi dunque uno stretto collegamento tra la personalità commemorata o sepolta, per la sua fondamentale importanza politica e religiosa, e la presenza divina simboleggiata dal fascio luminoso proveniente dalla volta.<br>     Per terminare, si può però sottolineare, con una certa prudenza, che quella che la personalità lì sepolta fosse Minosse può rivelarsi in ultimo come un’affascinante risposta, certamente indotta dai riferimenti agli scritti degli storiografi antichi. Ma di appurato sembra esserci soltanto il fatto che una tale costruzione sia stata messa in atto per una importantissima personalità, ovvero un <em>Minos</em>/Minosse inteso come ‘re di rango elevato’, probabile fondatore di una civiltà egeo-sicana.<br>     E come non concludere questa veloce rassegna di affascinanti elementi descrittivi, tra archeologia, storia e mitologia, con la semplice presa d’atto che questa splendida Sicilia ci riservi e continuerà certamente a riservarci ancora delle sorprese di inaudita importanza, che speriamo possano avere un ritorno positivo in immagine, turismo e sempre maggiore attenzione scientifica da parte di esperti come Carmelo Montagna. A lui un plauso per le sue ricerche, grazie alle quali è stato elaborato, con non indifferenti necessità di sintesi, il presente articolo.<br><br>BIBLIOGRAFIA<br><br>Montagna C., <em>Il Tesoro di Minos. L’architettura della Gurfa di Alia tra Preistoria e</em> Misteri, Officina di Studi Medievali, Palermo, 2011</font><br><br><br></div>            <div align="center"><img src="http://www.daraguccione.com/bcgall/disegno_grotte_della_gurfa.jpg"><br></div><br><div align="center"><em><img src="http://www.sicilyweb.com/foto/1351/1351-06-59-01-3793.jpg"></em><br></div><br><div align="center"><img src="http://orizzontisicani.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/La-tholos-della-grotta-della-gurfa.jpg"></div>
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        <published>2012-05-15T14:15:00Z</published>
        <updated>2012-05-15T14:15:00Z</updated>
        
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              Laurentius
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        <title type="html"><![CDATA[Oggi, festa dell'Autonomia Siciliana?]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify"><font size="3">La Regione è 'Siciliana', non 'Sicilia': iniziamo da questo. All'interno della Costituzione italiana non esiste, infatti, alcuna 'Regione Sicilia' ma solo la 'Regione Siciliana', e adoperarne male la dicitura potrebbe implicare il citare qualcosa che non esiste. Perché 'Siciliana' e non 'Sicilia'? Perché l'aggettivo e non il sostantivo? Se notiamo, nessun'altra regione italiana ha questa stessa caratteristica: non diciamo, infatti, 'Regione Lombarda', 'Regione Piemontese' o 'Regione Calabrese', ma 'Regione Piemonte', 'Regione Lombardia' e 'Regione Calabria'; come non usiamo l'aggettivo neanche per le altre regioni a Statuto Speciale come la Regione Trentino, la Regione Sardegna o la Regione Valle d'Aosta. Allora cosa c'è di particolare nella dicitura 'Regione Siciliana'? Semplice: lo Statuto stesso, ancor più particolare di ogni altro in Italia, perfino conquistato in seguito ad una lotta armata. Esso è infatti l'unico Statuto Speciale d'Italia a non essere stato 'concesso' ad una regione solo perché considerata di confine, ma perché nell'immediato dopoguerra (anni '40 del XX secolo) si verificò in Sicilia lo scoppio dell'ideologia separatista, grazie alla quale ebbe luogo una vera e propria guerra civile. Lo Statuto Siciliano è il compromesso che permise alla Sicilia di rimanere 'italiana', sebbene con un'ampia autonomia regionale che rasenta l'indipendenza vera e propria. Ancora oggi, nel 2012, attendiamo che questa autonomia, ratificata dalla Costituzione italiana e sua parte integrante, venga attuata. Proprio per il suo far parte della Costituzione nazionale, l'inattuazione statutaria è INCOSTITUZIONALE... ed è per questo che c'è poco da festeggiare...<br><br></font><div align="center"><font size="3"><img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/42475/Regione_Siciliana.png"></font><br></div></div>
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        <published>2012-05-15T09:09:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Presentazione libro "Lettere dal carcere"]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify"><font size="3">L'evento ci è stato segnalato da Rita Elia e sarà curato dall'associazione culturale Termini d'Arte, col patrocinio 
dell'Assessorato Comunale alla Cultura di Termini Imerese (PA). <br><br>Giovedi 17 maggio, presso la Pinacoteca del
 Museo Civico a Termini Imerese, avverrà la presentazione del libro <em><font color="#ff0000">Lettere dal 
carcere. </font><font color="#ff0000">Non sempre la legge è uguale per tutti</font></em>, di Enrico D'ange<span class="text_exposed_show">lo.</span><br><span class="text_exposed_show">Vi saranno i saluti del sindaco, Dott. Salvatore Burrafato e</span><span class="text_exposed_show"> dell'Ass.re alla Cultura, Dott.ssa Angela Campagna;</span><span class="text_exposed_show"> parteciperanno la Prof.ssa Carmen Cera (responsabile del Gruppo Amnesty International</span>)<span class="text_exposed_show"> e l'Avv. Carmelo Pace (Presidente dell'Ordine degli Avvocati</span>).<span class="text_exposed_show"> Coordina la stessa Rita Elia, presidente dell'associazione Termini d'Arte.</span><br><span class="text_exposed_show"> Brani del libro saranno letti da Federica La Placa e Filippo Bova, del laboratorio teatrale dell'I.I.S.S. N. Palmeri</span><br><span class="text_exposed_show"> Sarà presente l'Autore.</span><br></font><span class="text_exposed_show">
 <font size="3"><br>Sullo sfondo di un paese tiranneggiato da un Regime che condiziona 
l'esistenza della povera gente e l'operato di una magistratura succube e
 corrotta, si compie il destino di una umile ragazza del popolo, travolta 
dagli eventi tra disperazione, speranza e angoscia. La corrispondenza tra
 Anciluzza e Rosolino dura poco più di un anno; lei, dal carcere, scrive 
lettere cariche di smarrimento, pagine rubate alla solitudine e al 
silenzio, in cui pare crescere giorno dopo giorno, nell'uso della lingua 
come nella persona, maturando pensieri sempre più profondi e domande 
sempre più insistenti. Lo stile semplice, lineare e incisivo di Enrico 
D'Angelo ci porta indietro nel tempo, nel rigido provincialismo di una 
sicilia omertosa e ignorante, regalandoci una piccola storia di grande 
emozione.<br><br>(Programma e commento tratti dal relativo evento Facebook, al link <a target="_blank" href="http://www.facebook.com/events/354463534614646/">http://www.facebook.com/events/354463534614646/</a>)</font><br><br><br></span></div>    <div align="center"><img src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-ash2/158058_354463534614646_88305242_n.jpg"></div>        
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        <published>2012-05-15T06:59:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Asciuca, ventu]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <em><font size="3">Asciuca, ventu, di l’arma la làcrima dannusa,<br>e làssati priari priatu di dàri a lu cori càuru,<br>smaniusu di canciari la sorti dunniusa.<br><br>Nnà ddà stratuzza ti talìu e ri tia nzonnu,<br>ntra li notti ca risettu un dannu pì la gioia di pinzàriti,<br>ciaurusa, comu di la primavera nghjornu.<br><br>Vita e vita runi,<br>manu di Ddiu Santu e mia frischizza,<br>ca lu chiànciri unn’abbasta pì ddàrisi raggiuni.<br><br>Occhi e vucca to’ lustru dunanu,<br>a li pinzera di nu pòviru ca cù ttia annìanu.</font></em><br><br><br>            <div align="center"><img src="http://www.culturaitalia.it/opencms/export/sites/culturaitalia/images/Enrico-Benaglia---Il-richiamo-del-mare---olio-su-tela-cm.-100x90.JPG" height="505" width="450"><br><em>Enrico Benaglia, "Il richiamo del mare"</em><br></div>
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        <published>2012-05-13T11:18:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[La disonestà trova sempre una scusa]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;     <font size="3">Si può parlare di molti modi di fare politica in Italia, in maniera più o meno conforme al senso di decoro, per come è inteso all’interno della società mediatizzata in cui viviamo. Attacchi contro personalità politiche, contro persone, talvolta dettati dal vergognoso desiderio di togliere di mezzo qualcuno, talvolta invece rispecchianti una reale situazione di corruzione, forse già da tempo conosciuta o condivisa da chi adesso si trova dalla parte di chi attacca e accusa, eppure portata alla luce soltanto oggi per puri giochi di potere che, infine, non trovano un riscontro positivo reale nella vita dei cittadini elettori, se non quello dell’accanirsi, per trovare uno sfogo alla frustrazione socio-economica contemporanea, contro un capro espiatorio, nell’illusione che, tolto di mezzo quest’ultimo, la società possa tornare rigenerata a vivere un periodo di rinascenza. Proprio a questo s’è ridotta la politica in Italia: ad un gioco delle ‘tre carte’ senza fine, in cui il giocatore rimane eternamente speranzoso di vincere, pur continuando a perdere.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;     Proprio all’interno di quei confini nazionali italiani sempre più flebili, volti come sono a cedere spazio a un’Europa che con dirompenza e violenza intende smantellare ogni singolarità governativa nazionale, la legge pare essere continuamente messa in una sorta di clessidra che non si limita ad indicare semplicemente lo scorrere del tempo, quanto a simboleggiare quel continuo capovolgimento cui è sottoposta, nonostante resti una clessidra: la legge, che è scritta e rimane tale, può essere infatti messa sottosopra, di continuo, nelle mani di chi, paradossalmente, si propone come suo garante.<br>     Questa riflessione deriva dall’osservazione situazionale degli strascichi di quella estenuante e stancante campagna elettorale palermitana che si è appena conclusa, in cui una percentuale probabilmente mai vista di candidati che ha letteralmente preso possesso della città, tra manifesti stradali legali e abusivi, tra SMS, e-mail, messaggi privati su Facebook o su altri social-networks che ledono, eticamente – sebbene non legalmente –, la privacy del cittadino, e ne corrodono in maniera paziente la volontà, come se il senso di discernimento della persona dovesse per forza passare, quasi violando degli spazi che dovrebbero considerarsi inviolabili, attraverso un canale che abusi della sua essenza, come se non fosse bastata la comunque ampissima campagna elettorale in televisione o negli appositi e regolamentati spazi pubblicitari per strada.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;     Ma c’è chi è andato oltre, e di seguito spieghiamo il perché, dato che ci è apparsa come qualcosa del tutto innovativa quanto, a parer nostro, disonesta. Tra i candidati vi è infatti chi ha già alle spalle un’attività economica, come un negozio o un’impresa più o meno piccola. E tra questi non è mancato chi, molto intelligentemente ma, appunto, raggirando la legge, non s’è fatto scrupoli nello sfruttare ciò per fini elettorali. Non ci riferiamo alla banale esposizione e distribuzione di ‘santini’ con le fotografie dei candidati stessi e il partito o movimento relativo presso i locali delle rispettive attività: potrebbe, sin qui, non esserci nulla di male. Ma se a campagna elettorale chiusa qualcuno pensasse di acquistare degli spazi pubblicitari in strada, con dei posters della misura di 6 metri per 3, pubblicizzando la propria attività commerciale ma utilizzando, solo con colori differenti, la stessa grafica e lo stesso carattere adoperati per i posters elettorali della stessa misura, con cui il titolare dell’attività stessa era già apparso sino a pochi giorni prima per le strade di Palermo, inserendo per giunta anche la propria foto, identica anche questa a quella del manifesto elettorale, accompagnata dal cognome… beh: apparirebbe logico chiederci quantomeno cosa stia succedendo.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;     Se, dunque, chi pretende di diventare un garante dei cittadini, pensando di essere in grado di rappresentare la legalità, gioca così palesemente sporco, come anche chi imbratta abusivamente le pareti dei palazzi, delle impalcature della nostra città o riempie di volantini e, dunque, di spazzatura le nostre strade, mostra così palesemente la propria repellenza verso le regole fondamentali di una società civile, come poter pensare di apporre una ‘X’ o scrivere un determinato nome sulla scheda elettorale? Questa è una domanda alla quale possono essere date molte risposte, la maggior parte delle quali verrebbe smentita dagli interessati, nonostante l’evidente ‘stonatura’ tra parole e fatti.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;     Ma ad una domanda possiamo in parte dare risposta: perché, probabilmente, Palermo non cambierà mai? Semplice: perché noi cittadini continueremo ancora a lungo a risponderci da soli: “Ma fanno tutti così…”.<br><br><br></font></div>            <div align="center"><img src="http://assets2.salute24.noemata.it/images/cache/115254/thumb/12563.jpg?1329663532"></div>
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        <published>2012-05-08T11:36:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Politica, identità, modernità: "La Lega vista da un antropologo"]]></title>
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          <![CDATA[
		  <div align="justify"><font size="3">La sottostante riflessione è derivata dalla lettura dell'articolo di Marco Aime al link <a target="_blank" href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=744:la-lega-vista-da-un-antropologo-marco-aime&amp;catid=40:primopiano">http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=744:la-lega-vista-da-un-antropologo-marco-aime&amp;catid=40:primopiano</a>.<br><br>"<span style="font-style: italic;">«Nel nostro mondo sempre più globalizzato, una cosa che non sta accadendo è la scomparsa dei confini». Anzi, semmai ne nascono continuamente di nuovi</span>".<br><br>E' ovvio. E' la base stessa del concetto di <span style="font-style: italic;">identità</span>, necessariamente contrapposta ad una<span style="font-style: italic;"> alterità</span>. O si pensava che sarebbe stato così semplice eliminare i localismi in favore di un'altrettanto utopica società globale? <span style="font-style: italic;">Utopica</span>, sì, non meno del socialismo o del comunismo. Il guaio è che noi per primi siamo così bombardati, ogni giorno, da ogni tipo di agenzia sociale che ce ne dimentichiamo, prendendo per buono ciò che in realtà non è che una violenza inaudita, da parte del <span style="font-style: italic;">globalizzatore</span>, nei confronti dei <span style="font-style: italic;">globalizzati</span>. La globalizzazione è pur sempre un'esportazione culturale da parte di una civiltà che ritiene conveniente per sé esportare i propri parametri culturali (economici, nella fattispecie), tendendo così ad uniformare i gusti di consumo: uniformando coloro che non sono più cittadini ma consumatori è anche più facile produrre miratamente beni che possano produrre un utile.<br>Tutto ciò non può, in un modo o in un altro, non causare delle reazioni di vario tipo. Il caso della Lega, oltre ad essere, almeno <span style="font-style: italic;">ab origine</span>, l'effetto di una reazione contrapposta ad un timore di omologazione, è sorta nell'ambito politico italiano post <span style="font-style: italic;">Mani pulite</span>: venendo a crollare un sistema politico pluri-decennale ma pur sempre giovane, causa prima del mantenimento dell'unità nazionale, ecco sorgere rivendicazioni che, come dice Marco Aime nel suo articolo, affondano il proprio sistema simbolico nell'ancora fertile <span style="font-style: italic;">humus</span> di una memoria storica (o pseudo-storica) non ancora deceduta. E ricordiamo pure una cosa che ritengo fondamentale e che molti studiosi sembrano ignorare (deliberatamente o meno): la Lega ha estrapolato molto dal separatismo siciliano post-bellico, riadattando molti contenuti alla situazione sociale, politica ed economica del nord-Italia della fine del XX-inizi del XXI secolo.<br>Inoltre, se "<span style="font-style: italic;">la Lega ha prodotto una nuova forma di nazionalismo, basato su un’identità di tipo etnico</span>", allora non la vedo granché distante dal nazional-socialismo razzista: quindi, dove starebbe il <span style="font-style: italic;">nuovo</span>, come dice lo stesso articolo? Nella differenza tra il concetto di <span style="font-style: italic;">razza</span> e quello di <span style="font-style: italic;">etnia</span>? Beh, usata nel contesto leghista, molto spesso, le due parole possono a parer mio intercambiarsi. Sì: le <span style="font-style: italic;">razze</span>, a livello genetico, non esistono, è vero... ma le <span style="font-style: italic;">etnie</span> tirate in causa (con frasi anche fortemente e platealmente offensive) nello stesso contesto frastico di molti discorsi dei <span style="font-style: italic;">leaders</span> leghisti non mi sembra si discostino molto dal senso assunto dal termine <span style="font-style: italic;">razze</span> nei discorsi di carattere nazi-razzista. E dunque richiedo: dov'è il nuovo? Forse sarebbe semplicemente da dire che la Lega sia stata in grado di sfruttare ad arte il vecchio per fini nuovi. E se la tirata in ballo di un vecchio costellato di romanticismi attecchisce ancora, con i suoi metodi populisti, vuol dire che siamo ben distanti da una società priva di confini. E almeno quest'ultima cosa non mi dispiace affatto.<br><br><br></font></div>          <div align="center"><img src="http://www.leganordgorizia.org/foglia-lega-nord2.gif" height="330" width="333"></div>        
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        <published>2012-03-29T22:56:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Culti oppositivi e culti-cardine: brevi considerazioni sul caso di Nicosia]]></title>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><font size="4" face="Courier New"><span style="font-family:Calibri"><span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Uno sguardo antropologico che riguardi
determinati e particolari ambiti religiosi, come lo specifico caso di Nicosia
(EN), è in grado di porre l'attenzione su determinate emergenze locali,
talvolta dalla forte caratterizzazione identitaria, sorta e sviluppatasi in seguito
a motivazioni di carattere storico e sociale. Il concetto di <em style="mso-bidi-font-style:normal">dualità</em> cittadina costituisce il punto
di partenza su cui poter costruire un discorso che possa evidenziare come sia
sussistito e, latentemente, sussista tutt'oggi un'oppositività di identità collettive,
all'interno di una città in cui in parte è possibile ancora percepire un <em style="mso-bidi-font-style:normal">con</em>-fine, mentale e non tanto fisico, entro il
quale ci si riconosce come parte di una comunità sub-urbana ma ugualmente forte
e radicata.</span></font></p>



<p class="MsoNormal" style="text-align:center" align="center"><font size="4" face="Courier New"><span style="font-family:Calibri">*<span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>*<span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>*</span></font></p>



<p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><font size="4" face="Courier New"><span style="font-family:Calibri"><span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Nicosia, nell'entroterra siciliano
protetto dai monti Nebrodi, è stato ed è ancor oggi, sebbene con sempre minore
intensità, uno dei più importanti centri di gravitazione per servizi di vario
genere, segnati dalla presenza dell'ospedale o del carcere. Anche riguardo
all'ordinamento ecclesiastico, la città è sede diocesana. Inerentemente alla <em style="mso-bidi-font-style:normal">dualità</em> di carattere prettamente
religioso, essa è ufficialmente protetta da San Nicola (già San Nicolò) di
Bari, santo dalle presumibili origini orientali che nel 1747 sembra aver
rischiato di essere surclassato dal locale San Luca Casali<a style="mso-footnote-id:
ftn1" href="#_ftn1" name="_ftnref1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[1]</span></span></span></span></a>,
santo probabilmente appartenente all'ordine dei basiliani e, dunque, anch'egli
dai forti caratteri spirituali orientali, nonostante di quest'ultimo oggi non
si conservi quasi più nemmeno il ricordo devozionale. Ma è fondamentale
ricordare che Nicosia, insieme a molti altri centri dell'Ennese (come Piazza
Armerina, Sperlinga, Valguarnera Caropepe o Aidone), del Catanese (come Bronte
o Randazzo), del Messinese (come San Fratello, Acquedolci, Novara di Sicilia,
San Piero Patti, Montalbano Elicona o Fondachelli Fantina) o anche del
Palermitano (come Corleone)<a style="mso-footnote-id:ftn2" href="#_ftn2" name="_ftnref2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[2]</span></span></span></span></a>,
abbia avuto a che fare con consistenti immigrazioni, tra il XII e il XIV secolo,
di popolazioni del centro-nord Italia, soprattutto da Liguria, Lombardia,
Piemonte e in parte anche dalla Toscana. Lo specifico dialetto che ancor oggi
in molti di questi centri viene parlato, sebbene con non indifferenti influenze
italiane e siciliane, è indicato come <em style="mso-bidi-font-style:normal">galloitalico</em>,
perché per lo più derivante da idiomi gallo-cisalpini. Nicosia, dunque, non è
stata esente da simili flussi migratori, che hanno determinato un ripopolamento
del centro urbano in parte svuotatosi a causa dalle lotte contro le popolazioni
musulmane. Proprio in seguito a ciò, venne a svilupparsi al suo stesso interno
un conflitto identitario non indifferente, per cui le comunità galloitaliche e
le comunità siculo-grecofone autoctone si trovarono a dover convivere e, dunque, a
condividere gli spazi sociali e tradizionali quotidiani. Tale oppositività tra
differenti comunità umane stanziate sul medesimo territorio è riuscita a far
sviluppare nelle due fazioni un rispettivo senso di appartenenza campanilistico,
che ha trovato la sua più esplicita manifestazione nelle icone del <em style="mso-bidi-font-style:normal">Padre della Provvidenza</em> e del <em style="mso-bidi-font-style:normal">Padre della Misericordia</em>. Si tratta di
due crocifissi lignei del XVII secolo: il primo è attribuito a fra’ Umile da
Petralia ed è conservato tutt’oggi presso la Cattedrale di San Nicola; il
secondo è attribuito a Vincenzo Calamaro ed è conservato presso la chiesa di
Santa Maria Maggiore. Proprio dalle due chiese, le fazioni presero i nomi di <em style="mso-bidi-font-style:normal">nicoleti</em> e di <em style="mso-bidi-font-style:
normal">mariani</em><a style="mso-footnote-id:ftn3" href="#_ftn3" name="_ftnref3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character:
footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12.0pt;font-family:Calibri;mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:
IT;mso-bidi-language:AR-SA">[3]</span></span></span></span></a>.
Entrambi i gruppi usavano celebrare con due diverse processioni da svolgere contemporaneamente la ricorrenza
del Venerdì Santo, seguendo dei tragitti separati fino ad incontrarsi in un
punto comune ai due percorsi, presso cui era consueto, almeno fino agli anni
’50 del XX secolo, che i fedeli dell’uno e dell’altro crocifisso giungessero
addirittura a consistenti scontri fisici. Il vescovo decise allora di separare
i due momenti liturgici, ovvero di mantenere la processione del <em style="mso-bidi-font-style:normal">Padre della Provvidenza</em> il Venerdì
Santo, spostando quella del <em style="mso-bidi-font-style:normal">Padre della
Misericordia</em> al terzo venerdì di novembre, giorno in cui viene commemorata
la fine della terribile peste scoppiata in Sicilia nel 1624</span><a style="mso-footnote-id:ftn4" href="#_ftn4" name="_ftnref4" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[4]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family:Calibri">.</span></font></p>

<p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><font size="4" face="Courier New"><span style="font-family:Calibri"><span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Oggi, e da molti decenni, la figura sacra
che davvero spicca nel panorama religioso nicosiano e che sembra essere
riuscita a surclassare addirittura quella del principale patrono San Nicola,
riguarda il frate cappuccino San Felice da Nicosia. Visse nel XVIII secolo: fu
calzolaio, popolano tra i popolani, diventato religioso in seguito
all’educazione cristiana impartita dalla madre. La sua beatificazione avvenne
sotto Papa Leone XIII nel 1888; la sua canonizzazione solo nel 2005, con
l’appena eletto Papa Benedetto XVI. Eppure già nel 2001 veniva annoverato tra i
patroni cittadini, mentre la sua memoria viene devozionalmente ricordata da
tempi non definiti. Tutta Nicosia si stringe attorno al suo santo, durante la
festa e la processione dell’ultima domenica di agosto</span><a style="mso-footnote-id:ftn5" href="#_ftn5" name="_ftnref5" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[5]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family:Calibri">, senza distinzione tra <em style="mso-bidi-font-style:
normal">nicoleti</em> e <em style="mso-bidi-font-style:normal">mariani</em>, addirittura
con l’aggiunta di devoti provenienti da altre località della Sicilia come
Mascalucia, Tusa o Mistretta. Il patrono della città è di fatto San Felice: non
vi è altra figura sacra verso cui sia rivolta una devozione dalla maggiore
intensità emotiva e partecipativa.</span></font></p>

<p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><font size="4" face="Courier New"><span style="font-family:Calibri"><span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Da un’opposizione tra fazioni dalle reali
o presunte diversità etniche e linguistiche, ad una formale e sostanziale riconciliazione
il cui simbolo emergente diventa con forza la figura di San Felice da Nicosia,
un santo che, per lo stesso ruolo che è chiamato a svolgere all’interno della
comunità cittadina, non può che assumere implicitamente la funzione di <em style="mso-bidi-font-style:normal">legante</em> tra due comunità che fino agli
anni ’50 del Novecento erano forti di una rispettiva solida identità, di contro
all’alterità percepita nel gruppo rivale. Il santo autoctono appare come colui
che mette finalmente pace, che fa giungere ad un compromesso, in cui l’identità
da poter considerare come propria e come altrettanto forte possa avere un
raggio simbolico e sociale ben più ampio, stavolta di carattere cittadino o
addirittura extracittadino. Risulta dunque presumibile che, proprio per sanare
delle fratture sociali di una certa gravità e dagli strascichi secolari, possa
essere stata volontà della Chiesa locale promuovere una devozione che potesse fungere
da monito di riconciliazione, che assumesse su di sé le aspettative simboliche
di una popolazione divisa che ha riversato e manifestato per centinaia di anni
le proprie ragioni d’esistenza sulle figure diverse dei due Crocifissi. Ma come
accennato, i simboli della frattura sociale nicosiana non sono sempre stati
evidenziati soltanto dalla devozione all’uno o all’altro Cristo in croce, ma
per breve tempo anche dall’opposizione tra San Nicola e San Luca Casali. Ciò dà
ancor più forza all’idea effettiva della dualità nicosiana e di quanto essa sia
stata radicata fino a solo pochi decenni addietro. Il più grande <em style="mso-bidi-font-style:normal">miracolo</em> di San Felice sembra dunque
essere stato quello di aver finalmente fondato un’identità pienamente
cittadina, ovvero ciò che, nonostante l’indiscusso rilievo del centro urbano
per la Sicilia centrale, è mancato davvero a Nicosia per raggiungere
l’importanza di città come Enna o Caltanissetta.</span></font><font size="4"><br></font></p>

<div style="mso-element:footnote-list"><font size="4"><br clear="all"></font>

<hr size="1" width="33%" align="left">



<div style="mso-element:footnote" id="ftn1">

<p class="MsoFootnoteText"><font size="4"><a style="mso-footnote-id:ftn1" href="#_ftnref1" name="_ftn1" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family:
Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[1]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family:Calibri"> <em style="mso-bidi-font-style:normal">Cfr</em>. <em style="mso-bidi-font-style:normal">Sanctissimi domini nostri Benedicti Papæ
XIV. Bullarium: in quo continentur constitutiones, epiestolæ, aliaque edita ab
anno MDCCXLVI. Usque ad totum annum MDCCXLVIII</em>, II tomo, Vol. 5°, 1826, p.
149</span></font></p>

</div>

<div style="mso-element:footnote" id="ftn2">

<p class="MsoFootnoteText"><font size="4"><a style="mso-footnote-id:ftn2" href="#_ftnref2" name="_ftn2" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family:
Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[2]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family:Calibri"> Giacomarra, Mario Gandolfo, <em style="mso-bidi-font-style:
normal">Condizioni di minoranza oggi</em>, Palermo, A.C. Mirror Ed., 2003, pp.
77-90</span></font></p>

</div>

<div style="mso-element:footnote" id="ftn3">

<p class="MsoFootnoteText"><font size="4"><a style="mso-footnote-id:ftn3" href="#_ftnref3" name="_ftn3" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family:
Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[3]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family:Calibri"> <em style="mso-bidi-font-style:normal">Cfr</em>. Rizzo,
Salvatrice, <em style="mso-bidi-font-style:normal">Nicosia</em>, depliant
informativo del Comune di Nicosia, Nicosia, Mega Pixel Arti Grafiche, 2006, p.
2</span></font></p>

</div>

<div style="mso-element:footnote" id="ftn4">

<p class="MsoFootnoteText" style="margin-left:24.65pt;text-indent:-24.65pt"><font size="4"><a style="mso-footnote-id:ftn4" href="#_ftnref4" name="_ftn4" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family:Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
mso-ansi-language:IT;mso-fareast-language:IT;mso-bidi-language:AR-SA">[4]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family:Calibri"> <em style="mso-bidi-font-style:normal">Cfr</em>. <em style="mso-bidi-font-style:normal">ibidem</em></span></font></p>

</div>

<div style="mso-element:footnote" id="ftn5">

<p class="MsoFootnoteText" style="margin-left:24.65pt;text-indent:-24.65pt"><font size="4"><a style="mso-footnote-id:ftn5" href="#_ftnref5" name="_ftn5" title=""><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family:Calibri"><span style="mso-special-character:footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10.0pt;font-family:Calibri;
mso-fareast-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;mso-bidi-font-family:&quot;Times New Roman&quot;;
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normal"><span lang="EN-GB">Cfr</span></em><span lang="EN-GB">. www.comune.nicosia.en.it/documenti/file/Documenti/Cenni_storici_e_guida_turistica_di_NIcosia/Elenco%20manifestazioni.pdf</span></span></font></p>

</div>

</div>

<div align="center"><br><br><img src="http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/425494_337605892940318_100000727301166_1111979_541153164_n.jpg" width="513" height="319"></div> 
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        <published>2012-03-12T09:50:00Z</published>
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          <![CDATA[
		  <div align="center"><a target="_blank" href="http://it.zooomr.com/photos/laurentius/"><img src="http://static.zooomr.com/images/10173866_e629969f48_o.jpg" width="420" border="0" height="420"></a><br><br><div style="text-align: justify;"><font size="3">Sicilia, lo scrigno del Mediterraneo, ricolmo di tesori inestimabili e ineguagliabili: questo il vero, unico oggetto d'attenzione della selezione fotografica che qui si può osservare. Scorci di bellezze mozzafiato, multicolori, in grado di attirare lo sguardo di occhi che imparano a non riuscire a saziarsi della continua scoperta, del risultato della fusione tra l'antico e del nuovo che insieme sono in grado di riprodurre l'essenza stessa del lungo cammino dell'uomo su questa terra.<br><br>Il numero delle immagini proposte sono in continuo aggiornamento. Con la speranza che possano incontrare un riscontro positivo, si augura a tutti una buona visione.<br><br></font><div style="text-align: center;"><font size="3">Se volete, potete clickare su "MI PIACE" alla pagina ufficiale di Facebook, all'indirizzo<br><a target="_blank" href="http://www.facebook.com/LorenzoMercurioLaurentius">http://www.facebook.com/LorenzoMercurioLaurentius</a></font><br></div></div></div>            
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        <title type="html"><![CDATA[3° Raduno Poetico di Termini Imerese (PA)]]></title>
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		  <div align="justify"><font size="3">Grazie ancora alla determinazione e alla solida perseveranza di Rita Elia e di tutta l'associazione culturale Termini d'Arte di Termini Imerese, siamo lieti di segnalare l'ennesimo evento letterario, dalla notevole rilevanza culturale non solo per il territorio comunale della cittadina del Palermitano, ma per la complessiva provincia di Palermo, se non addirittura per l'intera Sicilia e oltre. </font><font size="3" color="#ffa500">Domenica 18 marzo 2012</font><font size="3"> verrà infatti salutato l'avvento della primavera con lo svolgimento del </font><font size="3" color="#ffc0cb"><strong>3° Raduno Poetico</strong></font><font size="3">, in occasione della </font><font size="3" color="#ffc0cb"><strong>Giornata Mondiale della Poesia</strong></font><font size="3">, a partire dalle </font><font size="3" color="#ffa500">ore 9:30, presso piazza Marina, a Termini <em>bassa</em></font><font size="3">. Il fulcro della manifestazione sarà senza dubbio la valorizzazione della lingua siciliana e degli idiomi locali d'Italia, degradati al rango di 'dialetti' non perché derivanti dalla lingua italiana, ma in quanto lingue 'perdenti' nei confronti di quella che, già molto prima dell'unità d'Italia, era considerata come la parlata aulica delle classi dotte. Iniziative come queste mirano, dunque, a contribuire all'abbattimento del muro di pregiudizio venutosi a creare intorno a quelle che sono linguisticamente degli idiomi dall'evoluzione reciprocamente indipendente (oggi, per forza di causa, intersecati con l'italiano), e quindi tutt'altro che 'dialetti' in senso sminuente.<br>Sarà reso omaggio alla memoria del poeta e storico Enzo Barbera di Leonforte, recentemente scomparso. Reciteranno le proprie poesie numerosi poeti locali e non, con gli intermezzi musicali della cantante popolareggiante Sara Cappello e le riprese di Studio Onda. Un appuntamento che non ci si può permettere di perdere.<br><br></font><div align="center"><font size="3">Clickare sull'immagine per ingrandire la locandina con il programma.</font><br></div><br><br></div>            <div align="center"><a target="_blank" href="http://static.zooomr.com/images/10172013_e11e63d48e_b.jpg"><img src="http://static.zooomr.com/images/10172013_e11e63d48e.jpg" border="0"></a></div>        
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        <published>2012-03-08T08:13:00Z</published>
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