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Il blog di Lorenzo Mercurio


Diario


26 agosto 2010

La mafia NON E' un'attrazione turistica!

Le vacanze volgono al termine, dopo un'estate particolare di una vita in graduale ma decisa metamorfosi, e tra le tante, innumerevoli bellezze ammirate e fotografate durante i soggiorni, lunghi o brevi, nei luoghi delle mie vacanze in vari luoghi della Sicilia non ho potuto fare a meno di notare un particolare denominatore comune che mi ha di volta in volta lasciato senza dubbio sdegnato... e adirato, anche. Sui luoghi particolarmente impregnati e rigurgitanti di turismo (che, per quanto poco 'underground' possano essere considerati dai viaggiatori più di 'nicchia', devono a parer mio essere visitati almeno una volta nella vita) non è inusuale poter osservare negozi, negozietti e bancarelle esporre ogni tipo di merce turisticamente commerciabile (che per quanto locale voglia apparire è possibilissimo si tratti di produzioni cinesi o simili), tra cui magliettine, calamite per frigoriferi, ceramiche e terracotte, collane, portachiavi, matitoni o sciarpe di squadre di calcio. Alcune strade ne sono stracolme, fino all'inverosimile. Tra gli articoli più in vista (e qui arrivo al punto) vi sono però altri tipi di merce: in particolare, magliette con la locandina del film Il Padrino, con dei disegni che mostrano il tipico e stereotipato siciliano con coppola, baffetto e lupara a spalla con la scritta "Minchia! In Sicilia fui!" o con più omini del genere che simulano le tre classiche scimmiette con la scritta "Non vedo, non sento, non parlo: in Sicilia fui!". Vi sono anche magliettine di altro genere, come quelle con i personaggi del cartone animato dei Simpson, ricalcanti comunque la locandina del film Il Padrino o riportanti altre frasi o contesti in cui appare in concomitanza la parola 'mafia' o armi da fuoco insieme alla scritta 'Sicilia'. Non solo: da alcune parti ho perfino visto portachiavi, statue di terracotta o posaceneri con lo stesso tema, in un numero altissimo nelle diverse vetrine dei diversi luoghi, da Taormina e Castelmola fino a Cefalù ad Erice.

Ora mi chiedo: com'è possibile evitare che simili articoli possano continuare ad essere esposti e venduti a dei turisti che vedono così alimentare i propri stereotipi di 'siciliano' incanalati irreversibilmente verso la 'mafiosità'? Chi produce simili oggetti? Come poter fare in modo che ciò non continui ad avvenire, evitando che la mafia venga ancora erroneamente raffigurata cone qualcosa di folkloristico? Ci saranno mai risposte a questi quesiti? Forse un giorno... ma adesso, purtroppo, non credo.











permalink | inviato da Laurentius il 26/8/2010 alle 0:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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