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Laurentius
Il blog di Lorenzo Mercurio


Diario


23 agosto 2012

Sito archeologico di Segesta (TP): spazzatura, incuria e vergognosa gestione

Avete mai visitato l'area archeologica di Segesta? No? Peccato, perché vale la pena andare a vederla. Si tratta di qualcosa di eccezionale, la cui visita si incentra su un tempio dalle caratteristiche attiche del V secolo a.C. e su un teatro, anch'esso dalle infulenze greche, del IV secolo a.C. Segesta fu una delle più importanti e occidentali città ellenizzate della Sicilia, di praticamente certa origine elima, in storico contrasto con un'altra importantissima colonia come Selinunte. Inoltre, e non è secondario, il sito comprende anche l'agorà della città, adoperata anche in periodo romano, e ritrovamenti che risalgono ai periodi arabo, normanno e svevo, strutture, queste ultime, successivamente abbandonate.
Ma non è di storia che si intende parlare in questa sede, perché oltre alla straordinarietà del sito, alla sua storia e ai suoi reperti, qualcos'altro attrae l'attenzione del visitatore. Quasi in maniera incredula e con un profondo senso di vergogna (questo, almeno, è stato provato da chi scrive), ci si accorge immediatamente delle modalità di mantenimento e gestione di un sito tanto importante, che non raggiungono nemmeno lontanamente la sufficienza. Anzi! Un'area ristoro immersa in rifiuti di ogni tipo, invasa da api che si avventano sulle bevande zuccherate dei turisti; cestini per la spazzatura ricolmi e traboccanti; totale assenza di accessibilità per diversamente abili, e quindi assoluta estraneità ai moderni macchinari che permetterebbero anche ad ospiti con problemi di deambulazione di godere delle meraviglie del luogo; personale maleducato, scontroso, per nulla disponibile. Tutto ciò contribuisce ineluttabilmente a creare un processo di marginalizzazione del sito e con esso delle aree abitate circostanti, su cui la fruizione turistica di luoghi come Segesta si poggia in maniera vitale. Com'è dunque possibile accettare che il settore turistico siciliano abbia ancora a che fare con simili nette contraddizioni tra una bellezza mozzafiato e un'incuria menefreghista di questo tipo, ancor oggi, in un ormai XXI secolo inoltrato? Nonostante l'evidenza del contrasto bellezza-degrado, per la verità riscontrabile in numerosissimi altri àmbiti siciliani, ben pochi o addirittura nessun provvedimento viene preso, da parte delle autorità competenti, al fine di investire su una efficace fruibilità che porterebbe inevitabilmente ad un ritorno economico e di immagine per nulla indifferente. Pare invece si stia facendo di tutto per far fuggire quei pochi turisti rimasti, il cui flusso è già indebolito dalla fin troppo nota e critica situazione economica. Consapevoli che anche degli investimenti pubblici nei confronti di simili luoghi debbano necessariamente fare i conti con la crisi contemporanea, ci si domanda se sia indispensabile aggiungere anche la maleducazione e l'indisponenza del personale per completare il quadro del degrado di stupefacenti luoghi come Segesta e come, purtroppo, molti altri.

BIBLIOGRAFIA

Tusa S., Mammina G., Segesta, pieghevole informativo a cura dell'Assessorato Regionale ai BB.CC.AA., Palermo, 2002


26 agosto 2010

La mafia NON E' un'attrazione turistica!

Le vacanze volgono al termine, dopo un'estate particolare di una vita in graduale ma decisa metamorfosi, e tra le tante, innumerevoli bellezze ammirate e fotografate durante i soggiorni, lunghi o brevi, nei luoghi delle mie vacanze in vari luoghi della Sicilia non ho potuto fare a meno di notare un particolare denominatore comune che mi ha di volta in volta lasciato senza dubbio sdegnato... e adirato, anche. Sui luoghi particolarmente impregnati e rigurgitanti di turismo (che, per quanto poco 'underground' possano essere considerati dai viaggiatori più di 'nicchia', devono a parer mio essere visitati almeno una volta nella vita) non è inusuale poter osservare negozi, negozietti e bancarelle esporre ogni tipo di merce turisticamente commerciabile (che per quanto locale voglia apparire è possibilissimo si tratti di produzioni cinesi o simili), tra cui magliettine, calamite per frigoriferi, ceramiche e terracotte, collane, portachiavi, matitoni o sciarpe di squadre di calcio. Alcune strade ne sono stracolme, fino all'inverosimile. Tra gli articoli più in vista (e qui arrivo al punto) vi sono però altri tipi di merce: in particolare, magliette con la locandina del film Il Padrino, con dei disegni che mostrano il tipico e stereotipato siciliano con coppola, baffetto e lupara a spalla con la scritta "Minchia! In Sicilia fui!" o con più omini del genere che simulano le tre classiche scimmiette con la scritta "Non vedo, non sento, non parlo: in Sicilia fui!". Vi sono anche magliettine di altro genere, come quelle con i personaggi del cartone animato dei Simpson, ricalcanti comunque la locandina del film Il Padrino o riportanti altre frasi o contesti in cui appare in concomitanza la parola 'mafia' o armi da fuoco insieme alla scritta 'Sicilia'. Non solo: da alcune parti ho perfino visto portachiavi, statue di terracotta o posaceneri con lo stesso tema, in un numero altissimo nelle diverse vetrine dei diversi luoghi, da Taormina e Castelmola fino a Cefalù ad Erice.

Ora mi chiedo: com'è possibile evitare che simili articoli possano continuare ad essere esposti e venduti a dei turisti che vedono così alimentare i propri stereotipi di 'siciliano' incanalati irreversibilmente verso la 'mafiosità'? Chi produce simili oggetti? Come poter fare in modo che ciò non continui ad avvenire, evitando che la mafia venga ancora erroneamente raffigurata cone qualcosa di folkloristico? Ci saranno mai risposte a questi quesiti? Forse un giorno... ma adesso, purtroppo, non credo.











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11 aprile 2010

... e mi scopro 'razzista'..: il 'tàscio' palermitano

Nulla vuole avere di scientifico il mio intervento... e ci mancherebbe se fosse il contrario. Si tratta solo di uno sfogo, di un grido che viene soffocato sul nascere da condizioni di vita che sono ormai giunte al limite della sopportazione, da parte mia.

Non lo avrei mai creduto possibile, eppure ho solo da poche ore scoperto di essere intollerante e di nutrire una forte ostilità, che pesa come un macigno sullo stomaco. Mi scopro 'razzista', anche se di 'razze' non si parla (e non se ne potrebbe parlare a prescindere, dato che geneticamente non esistono 'razze' umane). 'Classista' potrebbe forse essere la parola più opportuna. Sì, perché non è un'etnia, una popolazione determinata ad essere l'oggetto del mio risentimento, non sono gli africani, i rumeni o i cinesi nel mirino del mio sdegno... Le persone di cui parlo sono i cosiddetti 'tasci', la classe forse più bassa e, da parte mia, detestabile che possa esistere a Palermo e in altre grandi città siciliane: una vera piaga sociale che, prodotto diretto di quel sistema sociale che li relega in condizioni di sudditanza nei confronti della mafia (della quale costituiscono i 'pesci piccolissimi') ha letteralmente invaso i grandi centri siciliani, oggi ben più di ieri.
Chi è il 'tàscio'? Lo si riconosce subito da come, il più delle volte, si mostra all'osservatore: capelli piastrati lunghi o medio-lunghi, raramente corti; cappellino con visiera all'americana di molte misure più piccolo della testa, così da apparire più alto del contorno del cranio; jeans a vita bassa; scarpe sportive spesso voluminose; giubbotto bomber o magliettina aderente o addirittura di misura più piccola. Camminano sempre in branco, poiché da soli sono deboli. Si fanno beffe dei passanti e di chi suscita particolarmente la loro attenzione, con insulti immotivati e gesti volgari: guai a rispondere alle provocazioni, perché si giungerebbe allo scontro fisico senza possibilità di rendersi prima conto di ciò che sta accadendo. Si divertono con poco: disturbano le persone sugli autobus con musica napoletana a tutto volume azionata dai propri telefoni cellulari d'ultima generazione; se posseggono un'auto, questa il più delle volte deve essere potenziata con marmitte ultrarumorose e dalla gran produzione di fumo di scarico, oltre che possedere uno stereo con casse-altoparlanti di numerosi watt, così da far tremare addirittura i vetri delle abitazioni vicine con musica da discoteca o napoletana; l'auto, inoltre, deve possedere degli elementi estetici particolari, come alettoni, un assetto ribassato e adesivi da auto da rally, e all'interno (ma anche all'esterno, come sotto l'auto) posizionare dei neon viola.
Volete vederne un po' all'azione? Bene: piazza Castelnuovo (al 'tempietto' del Politeama di Palermo), il sabato pomeriggio, è il posto che fa per voi. Armatevi di santa pazienza e della consapevolezza che potreste incappare in insulti o provocazioni, o addirittura in scontri fisici. Anche piazza Giotto, il venerdì sera, è un buon ricettacolo di gente del genere.

Fin qui si è ironizzato molto sulla questione, giocando un po' con dei luoghi comuni. Eppure non si possono che notare delle differenze davvero rilevanti tra l'oggi ed il periodo che arriva a solo pochi anni addietro. Luoghi del centro di Palermo che erano fulcri di raccolta per studenti, musicisti e ragazzi medio-borghesi, oggi sono stracolmi di persone che non appartengono a quella stessa fascia sociale, ma a quella che spesso proprio i medio-borghesi definiscono dei 'tasci'. Via Candelai, fino a circa quattro-cinque anni or sono, era davvero un luogo di ritrovo culturalmente degno di nota, con diversi locali che proponevano musica dal vivo e che accoglievano per lo più studenti universitari; idem per la zona dell'Olivella (che, forse, oggi ha mantenuto di più, rispetto alla via Candelai, la connotazione del passato). Accennavo pocansi a piazza Castelnuovo: alcuni anni fa era il luogo pomeridiano di ritrovo degli studenti delle scuole superiori, punks e 'metallari'; oggi, forse, lo è ancora, ma non più prettamente e non più di una fascia sociale media: è davvero rischioso avventurarsi da soli tra i vialetti del 'tempietto' Liberty. Proprio ieri (sabato 10 aprile 2010), sembrava di essere in un ricettacolo di 'Amici di Maria De Filippi', del 'Grande Fratello', o di 'Uomini e Donne' o di sostenitori dei Tokyo Hotel, in una folla di ragazzi completamente lobotomizzati da ciò che viene loro proposto come socialmente emancipante. Un ragazzo, appoggiato da altri del branco, si è addirittura permesso di urlare "La mafia è grande! La mafia è giusta!", con postazioni di polizia a pochi metri rimaste del tutto indifferenti. E' di questi giovani che proprio la mafia si serve come fossero i propri 'arti', mentre la 'mente' di tutto, che deliberatamente condiziona il modo di vivere di tali masse di popolazione, si trova fisicamente da tutt'altra parte ed in maniera impunita.
Palermo (e forse anche altre città siciliane) sta ormai prendendo tali connotazioni in maniera sempre più estesa e senza dubbio in maniera più evidente rispetto a solo poco tempo fa. Chi ha un'istruzione ed appartiene ad una determinata fascia sociale emigra, spesso convinto che nulla possa essere cambiato, lasciando sempre più spazio a chi proviene dai bassifondi sociali costruiti e mantenuti tali ad arte da chi vuole che le cose vadano come vanno.





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27 aprile 2009

Amor che soffocato navighi su mari indomiti

Quando la scrissi era dedicata ad una particolare situazione. Oggi la dedico ad una situazione un po' diversa.

AMOR CHE SOFFOCATO NAVIGHI SU MARI INDOMITI

Amor che soffocato navighi su mari indomiti,
in acque docili specchiar l’imago tenue e dolorosa sfugge
come fatuo vibrar d’emozione spenta e d’ogni spunto ferma.

Seppur con gioia tradir lo stato mio k’annaspa e non felice
agogna pace e tiepidezza d’una svolta degna
a voltar la vita a bene e sole e mare calmo e chiaro.

Prima d’un’ora che si spegne lesta
raggi d’un sol cor che batte e freme
e inutile s’appresta a non lasciar l’amor che resta.






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3 luglio 2008

Duci



Duci nnû mari ti talìi comu na ninfa,

pì ddàriti lustru a la facciuzza
ca a lu suli parra e cca cci runa linfa.




permalink | inviato da Laurentius il 3/7/2008 alle 19:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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