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Diario


23 giugno 2013

Normale e non-normale: i motivi della rivendicazione eterosessuale

Ieri, a Palermo, ha avuto luogo la famosa sfilata del Gay Pride, dopo una settimana di manifestazioni culturali che non si vedevano a Palermo almeno dall'ormai compianto Kals 'Art estivo. Ricordo quest'ultimo: si trattava di una lodevole iniziativa comunale che prevedeva eventi musicali, museali e turistici d'eccezione per stimolare e ravvivare la vita cittadina anche dallo stesso punto di vista culturale, riavvicinando così non solo il visitatore medio, che parte da una terra più o meno lontana per venire a vedere un'isola come la Sicilia, ma soprattutto il cittadino, l'abitante locale, nel tentativo di farlo riappropriare di una città troppo spesso messa a soqquadro proprio da un suo senso civico troppo poco spiccato, forse, prima che per altro, proprio a causa di una scarsa costanza d'impegno in tal senso da parte delle istituzioni. Già da diversi anni, il Kals 'Art non risulta più nel programma degli ormai rari eventi culturali patrocinati dal Comune di Palermo, a causa della voragine presente nelle casse comunali causata da... non si sa da cosa: i responsabili, nonostante abbiano un nome e un cognome, non sono stati puniti e, anzi, il tutto è scivolato nel più 'normale', quanto vergognoso, silenzio.
Il Gay Pride ha però paradossalmente permesso un miracolo: gli enti pubblici locali hanno trovato il denaro per finanziare almeno in parte un nuovo Kals 'Art (forse stavolta ribattezzabile Zis 'Art, visto che la settimana di eventi è stata svolta presso i Cantieri Culturali della Zisa), con la modica cifra di 10mila euro. E' poco, certo. Ma sono pur sempre migliaia di euro da parte di un Comune praticamente in mutande che non ha i soldi per pagare la raccolta della spazzatura, nonostante le salatissime e immotivate tasse che pagano TUTTI i cittadini, non solo i gay né solo gli etero. O, forse, è meglio dire "non solo i sessualmente diversi né solo i sessualmente normali". Già: perché se solo ci si pensa un po', riflettendo sulla derivazione etimologica della parola 'normale', gli omosessuali non avrebbero nulla di cui indignarsi, se qualcuno li estromettesse linguisticamente dalla 'normalità'. La 'normalità' indica una 'norma', una 'regola', ovvero un fenomeno che si manifesta più assiduamente rispetto a un altro. 'Normale' indica, dunque, un fatto numerico, non di per sé discriminatorio. Io sono normale perché rientro nella norma, ovvero nella maggioranza di quei casi in cui si manifesta una particolare caratteristica.
Se, dunque, gli omosessuali disprezzano l'essere considerati diversi e desiderano una loro 'normalizzazione', linguisticamente parlando, cosa intenderebbero fare? Giungere a costituire la 'norma'? Ma se 'norma' e 'non-norma' coesistono in uno stesso ambito sociale come il nostro, chi diventerebbe 'non-norma', in termini di orientamento sessuale? Facile: gli eterosessuali, ovvero coloro che hanno le chiavi per il rinnovo della società. Non facciamo giri di parole, sù! Sono gli eterosessuali che permettono il perpetuarsi della specie umana su questo pianeta, ed è da eterosessuali che perfino i gay sono nati! Alla famiglia 'tradizionale' formata da una coppia stabile uomo-donna si oppone, dunque, una pretesa solo fino a pochi anni fa inimmaginabile, perché fuori da ogni razionale senso civico: 'normalizzare' l'omosessualità, ovvero renderla la 'norma', ovvero ancora la radice della società contemporanea. Se esistono le parole e queste hanno un significato, allora diamo loro il giusto peso, al di là di forzati e, talvolta, camuffati tentativi di mutarne il senso.
A tal fine, non manca occasione per screditare l'unione familiare eterosessuale tout court come un potenziale covo di odio e violenza domestica (per fare un esempio tra altri, tanto da coniare addirittura nuove parole come 'femminicidio', esplicitamente quanto ignorantemente contrapposto a 'omicidio', parola che invece indicherebbe in maniera maschilista l'uccisione della sola persona di sesso maschile, senza badare che 'omicidio' ha la propria radice etimologica in 'Homo', e l'Homo sapiens sapiens è sia maschio che femmina, come lo è la gazzella o la iena). Si tratta di una sottile ma decisa e molto ben organizzata azione mediatica atta a 'rosicchiare' lentamente, e in più parti, le difese mentali del proprio utente, fino a rendere socialmente 'normale' una consuetudine indotta a essere tale dagli stessi media e solo poco prima giudicata assurda o anche solo tralasciabile dall'opinione comune.
Di contro, e qui ci si addentra nel discorso sulla famiglia formata da una coppia stabile uomo-donna, non è compito mio ricordare quanto l'unione tra persone di sesso diverso sia l'ovvietà ormai non più ovvia. Questo tipo di unione, inutile ricordarlo, è stato introdotto dal Cristianesimo, una religione che ha come regola fondamentale l'amore incondizionato, ovvero l'amare sempre e comunque, al di là di tutto, come Cristo ama la Chiesa ed è morto per lei. Prima dell'avvento del Cristianesimo, le unioni eterosessuali erano allo stesso modo la norma, di contro a una 'non-norma' omosessuale, presso alcuni àmbiti sociali accettata e praticata, presso altri rifiutata e bistrattata. Le famiglie eterosessuali non sempre erano formate da uomo, donna e figli: anzi, era quasi un'eccezione per le classi più agiate, che potevano permettersi anche delle concubine, delle schiave o degli schiavi con cui praticare atti sessuali, fondamentalmente orientati a designare i ruoli familiari e/o sociali. Nel mondo classico greco-latino, però, la donna aveva un ruolo del tutto differente rispetto a quello assunto con il Cristianesimo: era sostanzialmente una 'sfornafigli', una creatura posta al di fuori della cittadinanza e, dunque, della stessa umanità. I cristiani danno dunque, di fatto, umanità alla donna, restituendole anche il ruolo fondamentale di chi è in grado di rinnovare la società, mettendo al mondo un nuovo uomo. E in tal modo è stato anche dato un nuovo senso alla parola familias.
La comunità omosessuale ha recepito come con una lontana eco questi stessi 'valori' cristiani, fraintendendoli, adattandoli alla propria condizione e dando loro una matrice differente rispetto a quella di cui è effettivamente ancora infarinata. Dopotutto, non possono mica sparire tutto d'un tratto concezioni culturali perdurate e riadattate sempre in chiave cristiana in oltre duemila anni di storia.

Da due uomini o da due donne non nasce un essere umano. E' qualcosa di biologico, di fin troppo evidente ma che abbiamo ormai messo da parte per astruse teorie e pretese che di evidente hanno ben poco. Nessuno vuol negare dei diritti, come quelli relativi alla successione o alla sanità. Ma qui non è questo ciò che risulta in discussione. 'Normalizzare' un istituto dal quale la società non può naturalmente ricevere un proprio rinnovamento significa 'normalizzare' qualcosa di molto più grave e pericoloso che la semplice accettazione o ri-umanizzazione, assolutamente dovuta, della 'non-normalità'.





permalink | inviato da Laurentius il 23/6/2013 alle 6:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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