.
Annunci online

Laurentius
Il blog di Lorenzo Mercurio


Diario


12 marzo 2012

Culti oppositivi e culti-cardine: brevi considerazioni sul caso di Nicosia

     Uno sguardo antropologico che riguardi determinati e particolari ambiti religiosi, come lo specifico caso di Nicosia (EN), è in grado di porre l'attenzione su determinate emergenze locali, talvolta dalla forte caratterizzazione identitaria, sorta e sviluppatasi in seguito a motivazioni di carattere storico e sociale. Il concetto di dualità cittadina costituisce il punto di partenza su cui poter costruire un discorso che possa evidenziare come sia sussistito e, latentemente, sussista tutt'oggi un'oppositività di identità collettive, all'interno di una città in cui in parte è possibile ancora percepire un con-fine, mentale e non tanto fisico, entro il quale ci si riconosce come parte di una comunità sub-urbana ma ugualmente forte e radicata.

*    *    *

     Nicosia, nell'entroterra siciliano protetto dai monti Nebrodi, è stato ed è ancor oggi, sebbene con sempre minore intensità, uno dei più importanti centri di gravitazione per servizi di vario genere, segnati dalla presenza dell'ospedale o del carcere. Anche riguardo all'ordinamento ecclesiastico, la città è sede diocesana. Inerentemente alla dualità di carattere prettamente religioso, essa è ufficialmente protetta da San Nicola (già San Nicolò) di Bari, santo dalle presumibili origini orientali che nel 1747 sembra aver rischiato di essere surclassato dal locale San Luca Casali[1], santo probabilmente appartenente all'ordine dei basiliani e, dunque, anch'egli dai forti caratteri spirituali orientali, nonostante di quest'ultimo oggi non si conservi quasi più nemmeno il ricordo devozionale. Ma è fondamentale ricordare che Nicosia, insieme a molti altri centri dell'Ennese (come Piazza Armerina, Sperlinga, Valguarnera Caropepe o Aidone), del Catanese (come Bronte o Randazzo), del Messinese (come San Fratello, Acquedolci, Novara di Sicilia, San Piero Patti, Montalbano Elicona o Fondachelli Fantina) o anche del Palermitano (come Corleone)[2], abbia avuto a che fare con consistenti immigrazioni, tra il XII e il XIV secolo, di popolazioni del centro-nord Italia, soprattutto da Liguria, Lombardia, Piemonte e in parte anche dalla Toscana. Lo specifico dialetto che ancor oggi in molti di questi centri viene parlato, sebbene con non indifferenti influenze italiane e siciliane, è indicato come galloitalico, perché per lo più derivante da idiomi gallo-cisalpini. Nicosia, dunque, non è stata esente da simili flussi migratori, che hanno determinato un ripopolamento del centro urbano in parte svuotatosi a causa dalle lotte contro le popolazioni musulmane. Proprio in seguito a ciò, venne a svilupparsi al suo stesso interno un conflitto identitario non indifferente, per cui le comunità galloitaliche e le comunità siculo-grecofone autoctone si trovarono a dover convivere e, dunque, a condividere gli spazi sociali e tradizionali quotidiani. Tale oppositività tra differenti comunità umane stanziate sul medesimo territorio è riuscita a far sviluppare nelle due fazioni un rispettivo senso di appartenenza campanilistico, che ha trovato la sua più esplicita manifestazione nelle icone del Padre della Provvidenza e del Padre della Misericordia. Si tratta di due crocifissi lignei del XVII secolo: il primo è attribuito a fra’ Umile da Petralia ed è conservato tutt’oggi presso la Cattedrale di San Nicola; il secondo è attribuito a Vincenzo Calamaro ed è conservato presso la chiesa di Santa Maria Maggiore. Proprio dalle due chiese, le fazioni presero i nomi di nicoleti e di mariani[3]. Entrambi i gruppi usavano celebrare con due diverse processioni da svolgere contemporaneamente la ricorrenza del Venerdì Santo, seguendo dei tragitti separati fino ad incontrarsi in un punto comune ai due percorsi, presso cui era consueto, almeno fino agli anni ’50 del XX secolo, che i fedeli dell’uno e dell’altro crocifisso giungessero addirittura a consistenti scontri fisici. Il vescovo decise allora di separare i due momenti liturgici, ovvero di mantenere la processione del Padre della Provvidenza il Venerdì Santo, spostando quella del Padre della Misericordia al terzo venerdì di novembre, giorno in cui viene commemorata la fine della terribile peste scoppiata in Sicilia nel 1624[4].

     Oggi, e da molti decenni, la figura sacra che davvero spicca nel panorama religioso nicosiano e che sembra essere riuscita a surclassare addirittura quella del principale patrono San Nicola, riguarda il frate cappuccino San Felice da Nicosia. Visse nel XVIII secolo: fu calzolaio, popolano tra i popolani, diventato religioso in seguito all’educazione cristiana impartita dalla madre. La sua beatificazione avvenne sotto Papa Leone XIII nel 1888; la sua canonizzazione solo nel 2005, con l’appena eletto Papa Benedetto XVI. Eppure già nel 2001 veniva annoverato tra i patroni cittadini, mentre la sua memoria viene devozionalmente ricordata da tempi non definiti. Tutta Nicosia si stringe attorno al suo santo, durante la festa e la processione dell’ultima domenica di agosto[5], senza distinzione tra nicoleti e mariani, addirittura con l’aggiunta di devoti provenienti da altre località della Sicilia come Mascalucia, Tusa o Mistretta. Il patrono della città è di fatto San Felice: non vi è altra figura sacra verso cui sia rivolta una devozione dalla maggiore intensità emotiva e partecipativa.

     Da un’opposizione tra fazioni dalle reali o presunte diversità etniche e linguistiche, ad una formale e sostanziale riconciliazione il cui simbolo emergente diventa con forza la figura di San Felice da Nicosia, un santo che, per lo stesso ruolo che è chiamato a svolgere all’interno della comunità cittadina, non può che assumere implicitamente la funzione di legante tra due comunità che fino agli anni ’50 del Novecento erano forti di una rispettiva solida identità, di contro all’alterità percepita nel gruppo rivale. Il santo autoctono appare come colui che mette finalmente pace, che fa giungere ad un compromesso, in cui l’identità da poter considerare come propria e come altrettanto forte possa avere un raggio simbolico e sociale ben più ampio, stavolta di carattere cittadino o addirittura extracittadino. Risulta dunque presumibile che, proprio per sanare delle fratture sociali di una certa gravità e dagli strascichi secolari, possa essere stata volontà della Chiesa locale promuovere una devozione che potesse fungere da monito di riconciliazione, che assumesse su di sé le aspettative simboliche di una popolazione divisa che ha riversato e manifestato per centinaia di anni le proprie ragioni d’esistenza sulle figure diverse dei due Crocifissi. Ma come accennato, i simboli della frattura sociale nicosiana non sono sempre stati evidenziati soltanto dalla devozione all’uno o all’altro Cristo in croce, ma per breve tempo anche dall’opposizione tra San Nicola e San Luca Casali. Ciò dà ancor più forza all’idea effettiva della dualità nicosiana e di quanto essa sia stata radicata fino a solo pochi decenni addietro. Il più grande miracolo di San Felice sembra dunque essere stato quello di aver finalmente fondato un’identità pienamente cittadina, ovvero ciò che, nonostante l’indiscusso rilievo del centro urbano per la Sicilia centrale, è mancato davvero a Nicosia per raggiungere l’importanza di città come Enna o Caltanissetta.



[1] Cfr. Sanctissimi domini nostri Benedicti Papæ XIV. Bullarium: in quo continentur constitutiones, epiestolæ, aliaque edita ab anno MDCCXLVI. Usque ad totum annum MDCCXLVIII, II tomo, Vol. 5°, 1826, p. 149

[2] Giacomarra, Mario Gandolfo, Condizioni di minoranza oggi, Palermo, A.C. Mirror Ed., 2003, pp. 77-90

[3] Cfr. Rizzo, Salvatrice, Nicosia, depliant informativo del Comune di Nicosia, Nicosia, Mega Pixel Arti Grafiche, 2006, p. 2

[4] Cfr. ibidem

[5] Cfr. www.comune.nicosia.en.it/documenti/file/Documenti/Cenni_storici_e_guida_turistica_di_NIcosia/Elenco%20manifestazioni.pdf






permalink | inviato da Laurentius il 12/3/2012 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        maggio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Storia
Letteratura
Musica
Ricerca e studi
Pillole
Politica
Babbìo...
Lavoro
Fotografia

VAI A VEDERE

MySpace MUSICA di Lorenzo Mercurio
Canale YouTube di Lorenzo Mercurio
Book foto-grafico di Lorenzo Mercurio
Fondazione Ignazio Buttitta
Lettere e Filosofia, Palermo
Villa del Casale di Piazza Armerina
Sito ufficiale della Santa Sede



 



gestione della conoscenza
geo

 


Licenza Creative Commons
Logo Laurentius - Lorenzo Mercurio by Lorenzo Mercurio - Laurentius is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at a1.l3-images.myspacecdn.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://laurentius.ilcannocchiale.it.

Licenza Creative Commons
BLOG - http://laurentius.ilcannocchiale.it by Lorenzo Mercurio is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at laurentius.ilcannocchiale.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://laurentius.ilcannocchiale.it
TUTTE LE OPERE SCRITTE DI QUESTO BLOG SONO SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS; GLI ARTICOLI QUI PRESENTI COPIATI IN ALTRI LUOGHI DEVONO RIPORTARE LA FONTE ED E' VIETATA LA LORO REVISIONE, MANOMISSIONE O UTILIZZO A SCOPO DI LUCRO

 

Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERCA