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16 giugno 2011

17 giugno 1945: muore Antonio Canepa e la storia lo dimentica

Brano tratto dalla tesi di laurea specialistica in Antropologia Culturale ed Etnologia di Lorenzo Mercurio, dal titolo "La catena infrangibile. Storia, simboli e comunicazione politica dell'indipendentismo siciliano".

Antonio Canepa e l’eccidio di ‘Murazzu Ruttu’


Nel periodo in cui la Sicilia tornò al governo italiano di Badoglio per mano degli Alleati, a maggior ragione in seguito alla strage di via Maqueda (19 ottobre 1944), crebbe la tensione da parte di tutte le parti politiche allora protagoniste. Il separatismo fu messo alle strette dai provvedimenti istituzionali dello Stato italiano, ma anche dall’informazione mediatica data in primis dalla grande diffusione delle testate appartenenti a partiti politici filo-unitari.

Fu in questo contesto che emerse la figura di Antonio Canepa, dirigente del giornale clandestino Sicilia Indipendente, organo del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, con lo pseudonimo di Mario Turri. Egli «insegnava a Catania ed è morto [a Randazzo] in provincia di Catania ma non fu catanese. Nacque a Palermo nel 1908 e visse a Palermo almeno fino al 1930, quando conseguì la laurea [in giurisprudenza] con 110 e lode. Poi fu errante per l’Italia e alla fine approdò a Catania»[1]. Antifascista e partigiano, con buoni rapporti con i comunisti, ideatore di un attentato a Mussolini e di un colpo di stato alla Repubblica di San Marino con il fine di renderla una roccaforte antifascista – tentativi falliti entrambi sul nascere[2] – tornò in Sicilia per sostenere in prima linea il separatismo all’interno del MIS.

Come ricorda Francesco Renda[3], l’avvocato Canepa

«fu [...] di famiglia palermitana che apparteneva alla classe dominante siciliana. Il padre, Pietro, professore universitario, aveva sposato la nobil donna Teresa, sorella dell’onorevole Antonino Pecoraro, deputato del partito popolare. Se Antonio non fosse morto all' età di 36 anni, [avrebbe avuto] tutte le connotazioni essenziali per fare carriera politica. La famiglia Pecoraro era una potente famiglia politica e con quella famiglia era o si sarebbe imparentato anche l’ onorevole Franco Restivo, presidente della Regione e ministro dell’Interno della Repubblica italiana. Lungo una linea immaginaria possiamo collocare Antonio Canepa nipote di Antonino Pecoraro e parente di Franco Restivo. Canepa aveva pure la dote intellettuale come il padre e come Restivo di far parte dell' intelligentia siciliana. Ne faceva parte come studioso e come docente universitario, e nuovamente è da ripetere che, se avesse vissuto una vita normale, come aveva scritto sulla Storia e dottrina del sistema fascista e La Sicilia ai Siciliani, certamente si sarebbe impegnato in altri studi di dottrina politica. La biografia storica di Antonio Canepa tuttavia non può essere fondata sui ‘se’. Anche di lui è da dire ‘suae quisque fortunae faber’. Scelse di fare il capo guerrigliero senza averne le doti e la preparazione politica e militare. Scelse di essere il fondatore dell'Esercito Volontari per l’ Indipendenza della Sicilia, e fu quello l’errore fatale della sua vita»[4].

Se però è vero che nei primi anni ’30 Canepa ideò e partecipò ad azioni partigiane antifasciste a Roma e a San Marino, è presumibile una sua non totale estraneità alla lotta armata, al contrario di quanto afferma Renda nel suo articolo.

Riguardo al periodo di nascita effettiva dell’EVIS, anche qui non esiste una testimonianza univoca. Secondo una versione, esso fu costituito nel « maggio 1945 »[5], quando già da mesi i separatisti erano «eliminati dai pubblici impieghi, venivano braccati in ogni serie di vessazioni, ministeriali, prefettizie e municipali»[6], come scrisse l’avvocato separatista Raffaele Di Martino nell’ottobre 1945, parlando dell’EVIS come di un «fenomeno spontaneo e addirittura [...] in contrasto con le direttive dei dirigenti del MIS»[7]. Al contrario, il primo numero del giornale Sicilia Indipendente, diretto proprio da Canepa – oltre che da lui ideato e, probabilmente, da lui in toto redatto –, parlava di un incontro avvenuto tra lo stesso Canepa e Finocchiaro Aprile, con il titolo Mario Turri ricevuto da Finocchiaro Aprile, recante la data del 18 novembre 1944, ovvero nemmeno un mese dopo la strage di via Maqueda. L’articolo recitava: «Nel pomeriggio di ieri, Andrea Finocchiaro Aprile ha ricevuto Mario Turri, reduce dall’Italia Settentrionale, il quale gli ha portato il saluto ed il consenso degli italiani là residenti. Il colloquio si è protratto per circa due ore. Sono stati esaminati e discussi alcuni problemi concernenti le organizzazioni del movimento. Un compito particolarmente delicato, su cui per ora va mantenuto il riserbo, è stato affidato a Mario Turri»[8]. Da questa cronaca si può evincere che l’EVIS fu già in via di costituzione alla fine del ’44 e la notizia non venne smentita dal secondo interessato, Finocchiaro Aprile, dalla cui parte vi fu, piuttosto, una sorta di ‘silenzio-assenso’. Ma è anche Di Matteo che conferma la tesi dell’inizio delle operazioni dell’EVIS alla fine di quell’anno: «fu alla fine del 1944 che Canepa cominciò a dare concreta attuazione al vagheggiato disegno della organizzazione della guerriglia nel Catanese, fase di un più vasto piano insurrezionale, che prevedeva la creazione di sedici forti raggruppamenti armati dislocati in tutte le zone dell’Isola, i quali avrebbero dovuto entrare in azione nell’autunno successivo»[9], fissando il proprio quartier generale nel bosco di Sambuchello, nel territorio del comune di Cesarò (ME).

Principale vivaio del costituente EVIS fu la Lega Giovanile Separatista, guidata dal catanese Guglielmo Paternò, duca di Carcaci – diventato successivamente comandante evista –, in cui fu già da prima istituita la formazione paramilitare della ‘Guardia alla bandiera’, destinata con tutta probabilità a divenire di per sé una milizia armata[10]; Canepa fu invece nominato colonnello dai dirigenti separatisti, anche se fu effettivamente lui ad avere il reale potere organizzativo. Furono così costituite due brigate principali, i cui capi operativi «furono Antonio Canepa e Concetto Gallo per la Sicilia Orientale (Brigata Etna) e Attilio Castrogiovanni per la Sicilia Occidentale (Brigata Palermo)»[11].

L’avvocato-guerrigliero, però, non rimase a lungo al comando delle truppe eviste, poiché all’età di 36 anni, il 17 giugno 1945, insieme a dei giovanissimi compagni – Carmelo Rosano, studente universitario in Economia di 22 anni, e Giuseppe Lo Giudice, liceale di 18 anni –, venne assassinato nella contrada Murazzu Ruttu del paese di Randazzo (CT) dagli spari di una pattuglia di carabinieri. Anche questo avvenimento fu coperto da un alone di mistero: «Erano in [tutto] sei i separatisti [...] in motofurgone “Guzzi 500-EN 234”: Antonio Canepa [...], Carmelo Rosano [...], Giuseppe Amato [...], Armando Romano [...], Giuseppe Lo Giudice [...], Antonio Velis [...]. Si dirigevano da Brolo [(ME)] a Francavilla [(ME)] [...] per rilevare una quantità di armi [...]. In località Murazzo Rotto, alle porte di Randazzo (CT), i separatisti si imbatterono in una pattuglia di carabinieri. [...] Si venne alle armi: il maresciallo e i carabinieri riportarono lievi ferite, Lo Giudice e Romano rimasero a terra feriti, Velis riuscì a farla franca, Amato a guida del motofurgone trascinò i compagni Rosano e Canepa fino al centro abitato, ove abbandonò il mezzo con i due moribondi. Canepa, Rosano e Lo Giudice morirono, ed insieme ai loro cadaveri fu mandato al cimitero di Ionia (Giarre-Riposto, [CT]) anche Romano, che morto non era. [...] Fu fortuna che il custode del cimitero, sollevati i coperchi delle bare, si accorse che uno di essi respirava ancora. Romano fu così salvato»[12]. Ciò che rimane tuttoggi nell’ombra sono una serie di importanti dettagli sulle circostanze in cui avvennero gli assassinî di quelli che, oltre al professor Canepa, furono dei giovani studenti universitari e liceali, ovvero: «lo scontro fu un’imboscata tesa ai separatisti? E da chi i carabinieri ebbero la ‘soffiata’? O fu il caso a determinare la tragedia? Come mai un uomo vivo venne chiuso in bara? »[13]. Com’era prevedibile, « la notizia della tragedia gettò scompiglio nelle file separatiste: sconforto e rabbia. Il comando dell’EVIS fu assunto da Concetto Gallo, che si fece chiamare Secondo Turri»[14], con conseguenti rimostranze armate organizzate al fine di occupare caserme e zone militari, come denunciò Salvatore Aldisio in un comunicato che espresse viva preoccupazione per il timore di una vera e propria insurrezione armata separatista[15].

Nel luogo dell’eccidio oggi sorge una stele che ricorda la morte dei tre guerriglieri evisti, meta di pellegrinaggi annuali, in occasione della ricorrenza, da parte dei componenti di movimenti separatisti e autonomisti odierni.





[1] Renda F., Canepa, il separatista intellettuale e guerrigliero, in “La Repubblica” del 5 agosto, pp.
1-2, sezione Palermo, 2008, p. 1

[2] Cfr. Carruba L., Antonio Canepa e il separatismo siciliano, Amando Riesi ed., San Cataldo (CL), 2008, pp. 17-19

[3] Storico e politico palermitano del Partito Comunista Italiano

[4] Renda F., 2008, p.1

    [5] Di Martino R., in Carruba L., 2008, p. 75

[6] Ibidem

[7] Ibidem

[8] Ivi, p. 101

[9] Di Matteo S., Anni roventi. La Sicilia dal 1943 al 1947, G. Denaro ed., Palermo, 1967, p. 404

[10] Cfr. Carruba L., 2007, p. 102

[11] Attanasio S., in Barletta G., Attilio Castrogiovanni: l’uomo della rabbia, ed. La Rocca, Riposto (CT), 2008, p. 43

[12] Barletta G., 2008, pp. 61-62

[13] Ivi, p. 62

[14] Ibidem

[15] Cfr. ivi, pp. 62-63




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Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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