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Laurentius
Il blog di Lorenzo Mercurio


Diario


18 dicembre 2015

Prossima pubblicazione editoriale

Con grandissimo piacere, annuncio che la casa editrice Wordmage, di Palermo, pubblicherà entro il 2016 un romanzo da me scritto, dal titolo provvisorio Hierà. Strade fra le onde. Iniziato a scrivere nel 2008 e, dopo un periodo di quasi totale assenza d'ispirazione, terminato nel 2014, racconta la storia di un giovane studente universitario di Palermo, reduce da una storia amorosa terminata bruscamente. Egli, nella propria solitudine interiore, decide di ritrovare e rispecchiare se stesso nelle acque del mare, sulle cui rive farà la conoscenza di un anziano nato e vissuto fino all'età adulta su un'isola non lontana dalla Sicilia, dal nome "Hierà". Le vicende riguardanti le vite dei tue protagonisti andranno così a intrecciarsi, tra il decennale mistero di un furto di denaro e l'arrivo del vero amore, mentre il mare e la dimensione sacrale faranno da sfondo a ogni situazione.

Mi auguro di poter dare presto l'annuncio della pubblicazione. Già da adesso ringrazio Valentina Li Castri e Marco Marchese per aver scommesso sul mio lavoro.





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30 gennaio 2015

Il male

«Ci sono tante definizioni di male al mondo, così tante che spesso non ci si rende più conto di cosa sia realmente» (Stridori nell'oscurità, pag. 44).




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23 gennaio 2015

Scrivere...

Scrivere è, prima di tutto,
godere della luce del sole
che fa capolino dalle sbarre
della propria piccola cella buia.




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23 giugno 2013

Normale e non-normale: i motivi della rivendicazione eterosessuale

Ieri, a Palermo, ha avuto luogo la famosa sfilata del Gay Pride, dopo una settimana di manifestazioni culturali che non si vedevano a Palermo almeno dall'ormai compianto Kals 'Art estivo. Ricordo quest'ultimo: si trattava di una lodevole iniziativa comunale che prevedeva eventi musicali, museali e turistici d'eccezione per stimolare e ravvivare la vita cittadina anche dallo stesso punto di vista culturale, riavvicinando così non solo il visitatore medio, che parte da una terra più o meno lontana per venire a vedere un'isola come la Sicilia, ma soprattutto il cittadino, l'abitante locale, nel tentativo di farlo riappropriare di una città troppo spesso messa a soqquadro proprio da un suo senso civico troppo poco spiccato, forse, prima che per altro, proprio a causa di una scarsa costanza d'impegno in tal senso da parte delle istituzioni. Già da diversi anni, il Kals 'Art non risulta più nel programma degli ormai rari eventi culturali patrocinati dal Comune di Palermo, a causa della voragine presente nelle casse comunali causata da... non si sa da cosa: i responsabili, nonostante abbiano un nome e un cognome, non sono stati puniti e, anzi, il tutto è scivolato nel più 'normale', quanto vergognoso, silenzio.
Il Gay Pride ha però paradossalmente permesso un miracolo: gli enti pubblici locali hanno trovato il denaro per finanziare almeno in parte un nuovo Kals 'Art (forse stavolta ribattezzabile Zis 'Art, visto che la settimana di eventi è stata svolta presso i Cantieri Culturali della Zisa), con la modica cifra di 10mila euro. E' poco, certo. Ma sono pur sempre migliaia di euro da parte di un Comune praticamente in mutande che non ha i soldi per pagare la raccolta della spazzatura, nonostante le salatissime e immotivate tasse che pagano TUTTI i cittadini, non solo i gay né solo gli etero. O, forse, è meglio dire "non solo i sessualmente diversi né solo i sessualmente normali". Già: perché se solo ci si pensa un po', riflettendo sulla derivazione etimologica della parola 'normale', gli omosessuali non avrebbero nulla di cui indignarsi, se qualcuno li estromettesse linguisticamente dalla 'normalità'. La 'normalità' indica una 'norma', una 'regola', ovvero un fenomeno che si manifesta più assiduamente rispetto a un altro. 'Normale' indica, dunque, un fatto numerico, non di per sé discriminatorio. Io sono normale perché rientro nella norma, ovvero nella maggioranza di quei casi in cui si manifesta una particolare caratteristica.
Se, dunque, gli omosessuali disprezzano l'essere considerati diversi e desiderano una loro 'normalizzazione', linguisticamente parlando, cosa intenderebbero fare? Giungere a costituire la 'norma'? Ma se 'norma' e 'non-norma' coesistono in uno stesso ambito sociale come il nostro, chi diventerebbe 'non-norma', in termini di orientamento sessuale? Facile: gli eterosessuali, ovvero coloro che hanno le chiavi per il rinnovo della società. Non facciamo giri di parole, sù! Sono gli eterosessuali che permettono il perpetuarsi della specie umana su questo pianeta, ed è da eterosessuali che perfino i gay sono nati! Alla famiglia 'tradizionale' formata da una coppia stabile uomo-donna si oppone, dunque, una pretesa solo fino a pochi anni fa inimmaginabile, perché fuori da ogni razionale senso civico: 'normalizzare' l'omosessualità, ovvero renderla la 'norma', ovvero ancora la radice della società contemporanea. Se esistono le parole e queste hanno un significato, allora diamo loro il giusto peso, al di là di forzati e, talvolta, camuffati tentativi di mutarne il senso.
A tal fine, non manca occasione per screditare l'unione familiare eterosessuale tout court come un potenziale covo di odio e violenza domestica (per fare un esempio tra altri, tanto da coniare addirittura nuove parole come 'femminicidio', esplicitamente quanto ignorantemente contrapposto a 'omicidio', parola che invece indicherebbe in maniera maschilista l'uccisione della sola persona di sesso maschile, senza badare che 'omicidio' ha la propria radice etimologica in 'Homo', e l'Homo sapiens sapiens è sia maschio che femmina, come lo è la gazzella o la iena). Si tratta di una sottile ma decisa e molto ben organizzata azione mediatica atta a 'rosicchiare' lentamente, e in più parti, le difese mentali del proprio utente, fino a rendere socialmente 'normale' una consuetudine indotta a essere tale dagli stessi media e solo poco prima giudicata assurda o anche solo tralasciabile dall'opinione comune.
Di contro, e qui ci si addentra nel discorso sulla famiglia formata da una coppia stabile uomo-donna, non è compito mio ricordare quanto l'unione tra persone di sesso diverso sia l'ovvietà ormai non più ovvia. Questo tipo di unione, inutile ricordarlo, è stato introdotto dal Cristianesimo, una religione che ha come regola fondamentale l'amore incondizionato, ovvero l'amare sempre e comunque, al di là di tutto, come Cristo ama la Chiesa ed è morto per lei. Prima dell'avvento del Cristianesimo, le unioni eterosessuali erano allo stesso modo la norma, di contro a una 'non-norma' omosessuale, presso alcuni àmbiti sociali accettata e praticata, presso altri rifiutata e bistrattata. Le famiglie eterosessuali non sempre erano formate da uomo, donna e figli: anzi, era quasi un'eccezione per le classi più agiate, che potevano permettersi anche delle concubine, delle schiave o degli schiavi con cui praticare atti sessuali, fondamentalmente orientati a designare i ruoli familiari e/o sociali. Nel mondo classico greco-latino, però, la donna aveva un ruolo del tutto differente rispetto a quello assunto con il Cristianesimo: era sostanzialmente una 'sfornafigli', una creatura posta al di fuori della cittadinanza e, dunque, della stessa umanità. I cristiani danno dunque, di fatto, umanità alla donna, restituendole anche il ruolo fondamentale di chi è in grado di rinnovare la società, mettendo al mondo un nuovo uomo. E in tal modo è stato anche dato un nuovo senso alla parola familias.
La comunità omosessuale ha recepito come con una lontana eco questi stessi 'valori' cristiani, fraintendendoli, adattandoli alla propria condizione e dando loro una matrice differente rispetto a quella di cui è effettivamente ancora infarinata. Dopotutto, non possono mica sparire tutto d'un tratto concezioni culturali perdurate e riadattate sempre in chiave cristiana in oltre duemila anni di storia.

Da due uomini o da due donne non nasce un essere umano. E' qualcosa di biologico, di fin troppo evidente ma che abbiamo ormai messo da parte per astruse teorie e pretese che di evidente hanno ben poco. Nessuno vuol negare dei diritti, come quelli relativi alla successione o alla sanità. Ma qui non è questo ciò che risulta in discussione. 'Normalizzare' un istituto dal quale la società non può naturalmente ricevere un proprio rinnovamento significa 'normalizzare' qualcosa di molto più grave e pericoloso che la semplice accettazione o ri-umanizzazione, assolutamente dovuta, della 'non-normalità'.





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19 dicembre 2012

Due parole su "La più bella del mondo" di Benigni

     Si è parlato e si parla ancora tanto della performance di Roberto Benigni, andata in onda la sera di lunedì 17 dicembre 2012, incentrata su quella che da lui stesso è definita "la più bella del mondo": la Costituzione italiana. Al di là di ogni superflua e cieca incensazione e di ogni apprezzamento nei confronti del comico toscano in quanto tale, degno com'è di sicuro elogio per la sua fine comicità e capacità di tenere uno spettatore incollato innanzi a un teleschermo, si vorrebbero esprimere delle idee che si crede non possano non essere prese in considerazione, se parliamo di qualcuno che ha una fama come quella posseduta oggi da Benigni. Qui si cercherà di andare oltre alla semplice mercificazione della storia offerta a mezzo televisivo da personaggi televisivi che con il suo studio non hanno direttamente nulla a che vedere, e quindi di non curarci dell'esaltazione filo-romantica e della travisazione di fatti storici pur sempre presenti nei discorsi di Benigni, almeno dalla sua ultima apparizione al Festival di Sanremo, nel febbraio 2012. In questa sede ci occuperemo del ruolo che può assumere un personaggio come Benigni se si assimilasse acriticamente ogni sua parola, per il solo fatto che si tratti di Benigni.
     Scolpita nella mente appare un'emblematica frase di Pier Paolo Pasolini, detta durante un'intervista con Enzo Biagi nel '71, secondo cui un medium di massa mercificherebbe e alienerebbe la persona, fungendo da strumento spaventosamente antidemocratico per cui chi vi appare si pone automaticamente su una cattedra, assumendo i tratti di un divulgatore di ciò che di per sé viene presentato come qualcosa di attraente per l'individuo che, messo insieme ad altri individui che si accostano allo stesso medium, crea la società. In ultimo, per Pasolini, un medium di massa è dunque un divulgatore di modelli culturali, ma un divulgatore pericoloso, di cui lui stesso, che tra le altre cose era anche un uomo di spettacolo, aveva timore. Oggi, nell'epoca della mediatizzazione ad ogni costo, esistono pur sempre media di massa che assumono un valore divulgativo maggiore rispetto ad altri: Benigni è apparso su Rai1, in prima serata e per giunta in HD (High Definition). Non solo: l'attore toscano ha visto piombare su di sé una campagna di vera e propria 'mitizzazione', sempre attraverso i media che contano, dalla vittoria dell'Oscar per La vita è bella ma anche in parte dal decennio immediatamente precedente, grazie a films come Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino o Il mostro. Per questo, oltre alla possibilità di contestarlo su molte delle argomentazioni da lui espresse durante il programma televisivo dedicato alla Costituzione, che propone aprioristicamente come 'belle' (non a caso l'aggettivo 'bello'/'bella' si trova in moltissimi titoli di suoi lavori), è proprio il potere dato a persone come lui di dire qualsiasi cosa senza ricevere alcuna critica negativa (non dai media che contano, ovviamente) che dovrebbe spaventare e repellere.
     Si spera sia chiaro che l'attacco non è meramente rivolto al Benigni-attore; lo è piuttosto a quel Benigni-strumento-divulgativo-di-massa che diffonde parte di quelle stesse idee che hanno portato la società in cui viviamo allo stato attuale, come l'arricchimento, di descrizioni che si pretendono pressoché 'storiche', di elementi atti a suscitare nell'ascoltatore una reazione emotiva e di accondiscendenza, tale da far dare allo stesso ascoltatore delle motivazioni spesso distorte dell'esistenza o sussistenza di determinate condizioni sociali odierne, positive o negative, intese quindi come dovute a cause di carattere storico; ma anche le motivazioni date dall'attore toscano per cui la moneta unica europea o l'idea di un'Unione Europea e della perdita di giurisdizione e sovranità nazionale siano una cosa 'bella' in quanto tale, senza che vi siano approfondimenti di sorta, anche di carattere contraddittorio. Ma naturalmente ognuno tragga in libertà le proprie conclusioni sull'argomento
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Biografia

Laureato in Antropologia Culturale ed Etnologia specialistica, ha collaborato con diverse associazioni nei campi del turismo (e in particolar modo del turismo accessibile), delle attività sociali legate all’insegnamento (all’interno di un progetto comunale relativo alla legge 285/97) e della programmazione e organizzazione di attività culturali.

Ha aderito al programma di incontri organizzato dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Officina di Studi Medievali di Palermo sull’argomento Santi, santuari e pellegrinaggi, partecipando anche ai tre giorni di seminari programmati tra l’agosto e il settembre 2011 preso San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Si interessa allo studio di simboli legati all’identità siciliana (quali il triskelés, i vessilli o le bandiere storiche) ma anche ai processi culturali e comunicativi che si sviluppano all’interno della società contemporanea.

Ha partecipato, con l'associazione ItiMed, alla raccolta di documentazioni e informazioni tramite sopralluoghi circa il censimento di alcuni dei santuari cristiani presenti sul territorio siciliano.

Autore di libri e racconti di narrativa. Ha partecipato all'edizione 2015 del Premio Letterario La Giara indetto dalla Rai.

Autore di presentazioni di testi di narrativa per la casa editrice Momenti.

Ha svolto mansioni di grafico pubblicitario presso la ditta Lo Bono Pubblicità & Comuncazione di Termini Imerese e presso la Tipografia dell'Università di Palermo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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